Ehi, raga,
capisco benissimo che in un forum di lingua siciliana e di poesia, ste mie scempiaggini ce stanno come i cavoli a merenda.
Ma anche un cavolo ha la sua dignità, e nel momento in cui si ritrova a dover merendare, quel cavolo, pur se sarà portato ad incavolarsi, non potrà infine che far buon viso a cattivo gioco.
E se c’è un tempo per amare ed uno per odiare, un tempo per vivere ed uno per morire, un tempo per pensare ed uno per camurriare, questo tempo qui, che sarà certamente tempu persu, avrà comunque la grande opportunità e la ottimistica pretesa di generar sorrisi, ma avrà, comunque anche lui, fatto il suo tempo (chi maluteeempuuu

).
Ringrazio ancora Flavia (ciao

), quindi, per aver voluto pubblicizzare, epperò, questo mio sentirmi a disagio mi spinge e mi costringe a sto papello introduttivo, perché, se come diceva quel sociologo lì (poi, quando rientra mi nipote che studia sociologìa, ve dico addirittura anche il nome), l’uomo non sa interpretare il mondo, ma deve fidarsi delle apparenze ed affidarsi a quelle, ecco che il mio stupido apparir sarà lampante.
Ma tra un lampo e l’altro scorgo una dozzina di lettori .
Ecco, a me appare che una dozzina di sfidanti affidatari abbia deciso di continuare a leggere.
E allora io continuo a scrivere, chettànto al paese mio se dice “ogni malafiura un sordu”.
E appena arrivo ad accucchiare quattru liri e setti tarì, mi fermu.
Cià.
…………………………
Il sesso, salvezza e speranza dell’umanità
.
IL GIORNO DEL GIUDIZIO
I
C'era grande fermento in Paradiso
il giorno universale del Giudizio.
Il sindacato angèlico ha deciso
che le trombe le suonerà un novizio
perché Gabriele, arcàngelo campione,
aveva fatto già l'Annunciazione.
II
Così, mentre San Pietro apre i cancelli,
Santa Cecilia accorda voci bianche,
Santa Lucia je illumina i cartelli
pe faje indirizzà l'ànime stanche
e San Tommaso, in dubbio permanente,
controlla l'onestà di chi se pente.
III
E ognuno aspetta quei protetti suoi,
da buon patrono di categorìa,
e ognuno cerca spazio percheppoi,
quando i cattivi se n'andranno via,
non rimarrà che quello condiviso
da chi non tiene santi in Paradiso.
IV
"Aprite il cielo!" disse il Padreterno,
e quello si squarciò siccome un manto
dispiegato sul fuoco dell'inferno,
e il mondo alzò la testa, tutto quanto,
ad ascoltare il suono del novizio
che dava inizio al giorno del Giudizio.
V
"E mo' che faccio." fece un giovinotto
che s'era intorcinato a una ragazza
"Si mme fermo così, tutto di botto,
Nennella quantomeno me se incazza,
e allora, Padretè, Tu che sei saggio,
damme quarche secondo de vantaggio."
VI
"Scemo, chèdije armeno una giornata"
je suggeriva adagio la ragazza
"che quanno se finisce st'adunata
in purgatorio ammè chimme strapazza."
e il giovinotto, che non si fermò,
si fece forza e glie lo domandò.
VII
"Te sia concesso!" j'arispose Lui
"Puro se state a fa' le porcherìe
siete sempre miei figli, ondepercui
puro st'affari so' invenzioni mie
perciò, finche ve rimarrà lo sfizio,
sospendo il gran giudizio del Giudizio."
VIII
"Bravo!" je fece er popolo affrancato
"Potevi dirlo sùbito però."
e tutto ciò che s'era già fermato
in un peccato se rincasinò,
che quando nun te va na certa storia
ce perdi molto presto la memoria.
IX
Da allora so' tantànni e il mondo gira,
e so' tantànni e gira ancora adesso,
che la promessa fatta a chi sospira
resisterà finquando è vivo il sesso
ed il giudizio non si rifarà
finchè Nennella non si stancherà.