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Uso della consonante H

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Re: Uso della consonante H

Messaggio  Flavia Vizzari il Sab 7 Giu 2008 - 13:58

avventurandomi sempre più, in questo affascinante mondo dialettale, mi autorispondo affermativamente.... bounce





mi chiedo cosa ne pensate voi dell'uso della H


ad esempio "altro", come lo scrivete?

Autru o Authru?
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Uso della [b]H[/b]

Messaggio  Vincenzo Aiello il Ven 27 Giu 2008 - 20:36

Sinceramente all'interno delle mie poesie non l'ho mai usata. Non mi piace. Anche se sono sicuro che anticamente sarà stata molto usata nella scrittura del nostro dialetto. Mi sa tanto di Arabo che è stata una delle lingue da cui deriva il nostro siciliano.
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Re: Uso della consonante H

Messaggio  Flavia Vizzari il Ven 27 Giu 2008 - 20:42

ma intanto nel testo " A Parrata Missinisi" di Saverio Quartarone....lo si pone come 'regola'....sembrerebbe.....
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Re: Uso della consonante H

Messaggio  Flavia Vizzari il Ven 27 Giu 2008 - 20:43

e poi perchè arabo? Nel Salentino c'è.....e i dialetti sono simili.....
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Re: Uso della consonante H

Messaggio  Flavia Vizzari il Sab 28 Giu 2008 - 8:17

e cosa ci dici per l'uso dell' H?

Dove e quali testi si possono procurare per studiare queste regole?...

Potremmo provare a creare uno spazio qui sul forum?!?!

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Re: Uso della consonante H

Messaggio  Ospite il Dom 27 Lug 2008 - 23:29

ma altro non viene dal latino alter o alteruter?

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non esistono

Messaggio  pippo di noto il Lun 28 Lug 2008 - 9:42

regole valide per tutte le parlate locali.
e la H fa parte di alcune di queste, dove "addolcisce" il termine: es. bedda o beddra (bella), nella parlata ragusana si pronuncia dolce, senza doppia; quindi viene usata la H, bedha
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Re: Uso della consonante H

Messaggio  Admin il Lun 28 Lug 2008 - 17:41

quindi l'uso della h all'interno di una parola è una sfumatura che esula dalla regola generale? Pertanto accettabile?


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Re: Uso della consonante H

Messaggio  Antonino Magrì il Lun 28 Lug 2008 - 18:03

Cara Flavia, l'amico Pippo Di Noto parla benissimo quando dice che non esistono "regole valide per tutte le parlate locali", perché di regole per le parlate locali si tratta, e non per la lingua siciliana; per la lingua siciliana, come per tutte le lingue, non c'è la necessità di rappresentare graficamente il suono prodotto dalla parola, ma si studia e si impara la lingua come si fa con tutte le lingue: in inglese la parola "tavolo" si scrive "table" e si pronuncia "teibl", ma nessuno si sognerebbe di rappresentarne graficamente la pronuncia, essa si può trovare solo in un dizionario specifico dove c'è la parola scritta per come va scritta e accanto, tra parentesi, la rappresentazione grafica della sua pronuncia. Se non si fa questa netta differenza tra la lingua siciliana e le parlate locali ci ritroviamo coinvolti in una vera e propria babele fatta di supposizioni più o meno valide. Una risposta chiara la offre lo studioso e amico Marco Scalabrino:


"La DD rappresenta il suono più caratteristico della lingua siciliana, derivante dal tardo-latino (capillus, caballus etc.) talmente fuso nella pronuncia da essere considerato un segno a sé stante e non il raddoppiamento di due d. Infatti la suddivisione sillabica di addivintari, ad esempio, è ad-di-vin-ta-ri, mentre quella di cavaddu è ca-va-ddu.
Da rilevare anche che il suono di d è dentale, mentre quello di DD è cacuminale. Non sono mancati nel tempo i tentativi di sostituire il segno DD con DDH o DDR, entrambi falliti, e con i puntini in cima o alla base di DD, prassi seguita dai glottologi.".


Ultima modifica di Antonino Magrì il Mer 7 Gen 2009 - 1:49, modificato 2 volte




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Re: Uso della consonante H

Messaggio  Admin il Lun 28 Lug 2008 - 19:47

Antonino Magrì ha scritto:
Una risposta chiara la offre lo studioso e amico Marco Scalabrino:


"La DD rappresenta il suono più caratteristico della lingua siciliana, derivante dal tardo-latino (capillus, caballus etc.) talmente fuso nella pronuncia da essere considerato un segno a sé stante e non il raddoppiamento di due d. Infatti la suddivisione sillabica di addivintari, ad esempio, è ad-di-vin-ta-ri, mentre quella di cavaddu è ca-va-ddu.
Da rilevare anche che il suono di d è dentale, mentre quello di DD è cacuminale. Non sono mancati nel tempo i tentativi di sostituire il segno DD con DDH o DDR, entrambi falliti, e con i puntini in cima o alla base di DD, prassi seguita dai glottologi.".

da quale scritto è tratto quanto da te su riportato da Scalabrino?


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Re: Uso della consonante H

Messaggio  Antonino Magrì il Lun 28 Lug 2008 - 21:34

Razz Proprio qui: DIALETTO SICILIANO: etimologia & peculiarità Laughing




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Re: Uso della consonante H

Messaggio  GIUSEPPE GERBINO il Lun 9 Mar 2009 - 10:54

Io credo che, se vogliamo dare un contributo importante per arrivare all'ufficializzazione della lingua siciliana, perchè la si possa insegnare a scuola, con delle regole uguali per tutti, che attraversino la Sicilia da Trapani a Messina, dobbiamo lasciare quei legami affettuosi che ci legano al nostro vernacolo; dobbiamo saper distinguere la lingua fonetica da quella etimologica.
Ma è la seconda che a mio modesto parere dobbiamo seguire, perchè così facendo si potrà arrivare a delle regole chiare.
Poi magari, quando parliamo lo facciamo a modo nostro, ma per lo scritto ci deve essere una forma unica.



peppe
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Re: Uso della consonante H

Messaggio  Antonino Magrì il Lun 9 Mar 2009 - 13:08

Concordo in pieno!




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Re: Uso della consonante H

Messaggio  GIUSEPPE GERBINO il Lun 9 Mar 2009 - 13:31

Grazie Ninni!
Ma non ho fatto altro che ripetere quello che tu, Marco Scalabrino e altri studiosi della lingua siciliana ribadite da anni.
Il mio era solo un messaggio di approvazione a conferma che la penso come voi.

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Re: Uso della consonante H

Messaggio  flora restivo il Mer 18 Mar 2009 - 18:05

Col solito ultimo treno, sempre in ritardo, di cui mi scuso, mi piacerebbe dire la mia stramodesta opinione: l"h", essendo muta, non ritengo possa avere connotazioni di indispensabilità, quando posta, ovviamente, nel corpo di una parola. Pippo Di Noto e gli amici ragusani e siracusani ne fanno grande uso, come lui dice, per tentare di riportare il suono. Legittima aspirazione, ma dalle nostre parti, vale a dire: Trapani, Palermo, Agrigento e anche Catania, non viene usata.
Per quel che concerne dubbi, perplessità, incertezze, fermo restando che ciascuno è libero di scrivere come gli pare, un buon vocabolario,es. Pccitto-Tropea, grammatica e ortografia siciliana di Salvatore Camilleri, sono sicuramente dei grandi aiuti.
Non saprei quale via seguire per trovarli, dal momento che sono piuttosto rari, ma qualcuno che li ha ci deve essere.
Questi presidi e lo studio dei grandi, sono di molto aiuto. Buonasera a tutti.


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Lingua siciliana

Messaggio  Giuseppe Sammartano il Dom 22 Mar 2009 - 16:33

Cari amici, vi rimetto quello che ho scritto in un altro sito in riguardo alla lingua siciliana:

Bene o male la grafia siciliana dal Veneziano al Meli e ai seguaci del Meli, era rimasta quasi costante, salvo qualche lieve modifica apportata dal tempo, con una poesia arcadica, mielosa e sdolcinata che piaceva molto all’aristocrazia del tempo, tanto che le sue poesie venivano lette nei salotti della nobiltà siciliana, contribuendo a dargli una vasta fama.
L’ultimo decennio dell’ottocento segna una rinascita della poesia siciliana libera dal pedaggio Meliano, per opera di quattro poeti: Saru Platania di Aci Reale, Francesco Tressari di Naso, Alessio Di Giovanni di Cianciana e Nino Martoglio di Belpasso, i quali per primi ebbero il merito di uscire dagli schemi Meliani con dei versi, che all’epoca (si parla dell’ultimo decennio dell’ottocento in poi) fecero scalpore; versi come: Lu sonnu di la notti m’arrubasti / ti lu purtasti a dòrmiri cu tia.
Questo cambiamento è scaturito dal Romanticismo, che in sicilia non aveva trovato il suo manifestarsi, dal Verismo, che invece era di casa, e dal “folklore” ad opera del Vigo, del Pitrè, d’Avolio, di Salomone-Marino, di Guastella che andavano pubblicando ricche raccolte di canti popolari, proverbi, detti e modi di dire caratteristici del modo di parlare del popolo.
Saru Platania fu il primo a dare un indirizzo alla nuova poesia seguito dal Tressari dando via a un romanticismo mediterraneo con una realtà sofferta e un paesaggio reale.
In seguito furono Nino Martoglio e Alessio Di Giovanni: il linguaggio del Martoglio prendeva forma nella realtà catanese dei quartieri, negli ambienti equivoci che frequentava di proposito per carpirne il gergo. Questo modo di scrivere, articoli e preposizioni articolate si contraevano a seconda della necessità del verso, pertanto: lu; la; li; a lu; a li; di lu; diventavano: ‘u; ‘a; ‘i; ‘o; ‘e, d’’u; e via di seguito. Innovazione che non aveva nessun precedente nella nostra tradizione grafica.
Il linguaggio del Di Giovanni invece, era quello degli uomini del latifondo e lasciava perplessi perfino i lettori più appassionati, soprattutto per la sua trascrizione fonografica, al punto di far dire a Luigi Capuana: testuale < il Di Giovanni ha pubblicato Lu fattu di Bissana e A lu passu di Giurgenti, due bei lavori mi dicono; ma io ho dovuto rinunciare di andare oltre le prime pagine, poco o niente intendento della parlata agrigentina foneticamente trascritta >
Infatti lui scriveva: jhumi; jhatu; jhumara; per ciumi, ciatu, ciumara,- oppure: cò’m pari veru; per ca nun pari veru- no mmoscu per nta un voscu, nò mmoli per non voli ecc. ecc. e così i nessi subivano una trasformazione che lasciava di stucco i lettori, tanto è vero che nella sua maturità (intorno ai cinquantanni) ripudiò il fonografismo e riprese la tradizionale grafia, adattata intelligentemente all’agrigentino.
Però il fonografismo è servito a far prendere coscienza di se al poeta, infatti prima dell’evento di Saru Platania e a seguire gli altri, non si riusciva a distinguere nei versi un catanese da un palermitano, un messinese da un siracusano e così via, perché quella era la lingua dei monsignori, la lingua delle accademie.
La lingua, a mio parere, rappresenta la fusione dei linguaggi, per cui ogni poeta potrà esprimere la propria originalità scrivendo nell’idioma che gli appartiene adattandolo alla parlata siciliana; così evitiamo di dire quello che Luigi Capuana disse del Di Giovanni.
Io da parte mia consulto spesso "Il Ventaglio", vocabolario italiano-siciliano di Salvatore Camilleri.
Un caro abbraccio a tutti, Pino.
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Re: Uso della consonante H

Messaggio  alessio patti il Mar 14 Lug 2009 - 14:18

Chi è l'autorità preposta a stabilire quando una lingua è ufficialmente riconosciuta?

Faccio questa semplice domanda perchè sarebbe opportuno che, come in tutti i processi culturali, ci fosse dopo l'inizio anche una fine dell'iter di riconoscimento della nostra lingua. E in attesa che qualcosa si muovi da più di mezzo secolo in questo versante, studiosi, siimpatizzanti e autodidatta, continuano a macerare ipotesi di ufficialità della propria parlata facendo perdere di mira agli adetti ai lavori (che ripeto non so chi siano) quel che è l'estremo bisogno della nostra lingua e cioè di risuscitare una volta per tutte!
Credo che Salvatore Cammilleri su tutti gli altri autorevoli studiosi della lingua siciliana sia stato quello che non ha accettato compromessi con la fonetica. Egli ha reso la grammatica fruibile a tutti e nel suo dizionario c'è tutto quello che serve per far rinascere la nostra lingua, ma proprio tutto!

Bella è Bedda! Non ci sono varianti!

Ci stiamo o non ci stiamo ad accettare la cosa, è così!

E se accettassimo anche tutte le regole proposteci dal Cammilleri avremo finalmente una lingua nostra! Ahimè, però, sappiamo che il popolo siciliano non è avvezzo alle regole in genere e che, caparbio com'è, si interstardisce sulla propria posizione e la difende a spata tratta senza essere tollerante...

Nella cultura invece bisogna essere innanzitutto umili e poi tolleranti con chi ci deve insegnare un cammino: questa vi sembra una cosa beddra, bedha... o per ultimo

na cosa daveru bedda?

A voi la parola!

Un caro saluto a tutti i partecipanti.
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Re: Uso della consonante H

Messaggio  Flavia Vizzari il Mar 14 Lug 2009 - 15:33

Credo che l'ufficialità la diano I Provveditorati allo Studio ... in fondo si aspira a questo per potere introdurre la nostra Lingua come insegnamento nelle scuole ...

(io scriverei " beddhra" o bedda ...)
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Re: Uso della consonante H

Messaggio  Admin il Ven 3 Giu 2011 - 10:22

alessio patti ha scritto:Chi è l'autorità preposta a stabilire quando una lingua è ufficialmente riconosciuta?

Faccio questa semplice domanda perchè sarebbe opportuno che, come in tutti i processi culturali, ci fosse dopo l'inizio anche una fine dell'iter di riconoscimento della nostra lingua. E in attesa che qualcosa si muovi da più di mezzo secolo in questo versante, studiosi, siimpatizzanti e autodidatta, continuano a macerare ipotesi di ufficialità della propria parlata facendo perdere di mira agli adetti ai lavori (che ripeto non so chi siano) quel che è l'estremo bisogno della nostra lingua e cioè di risuscitare una volta per tutte!
Credo che Salvatore Cammilleri su tutti gli altri autorevoli studiosi della lingua siciliana sia stato quello che non ha accettato compromessi con la fonetica. Egli ha reso la grammatica fruibile a tutti e nel suo dizionario c'è tutto quello che serve per far rinascere la nostra lingua, ma proprio tutto!
:


L'autorità proposta ancora non c'è, ma è mia opinione che non possa essere una singola persona ma debba essere un gruppo di studiosi che umilmente siano solidali ad una linea comune nei particolari. Inoltre il gruppo che potrebbe avere funzione di Accademia, dovrebbe continuamente rivalutare le proprie opinioni, poichè è solo attraverso il metodo scientifico che ci si può approssimare alla verità cheers


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Re: Uso della consonante H

Messaggio  Andrea il Lun 27 Giu 2011 - 6:27

in inglese la parola "tavolo" si scrive "table" e si pronuncia "teibl", ma nessuno si sognerebbe di rappresentarne graficamente la pronuncia

Unn zacciu comu avia a fari pi kuotari ssi palori chi scrissi u signor Antonino Magrì.

Iddhu havi raggiuni ca nun zi pò ghiri appressu a la fonetica di tutti li dialetti siçiliani, ma chissu vali chiossai pi li vucali, e no pi li cunzunanti. N funnu n funnu, i cunzunanti caratteristiçi ra linghua siçiliana, e usati nta tutta a Siçilia, unn zunnu poi tantu, e si kosa c'è di mpararisi, tantu vali mpararisi a scriviri u siçilianu basi.

Iu, kuannu avia duriçi anni e ghia a scola media, unn mi putia cumminciri sock'eranu u Massimu Comun Divisori e u Minimu Comuni Multiplu di l'aritmetica. Poi mu mparai. E ora mi servi pi diri na cosa supra a st'argumentu:

- Ntantu l'esempiu chi purtau u signor Magrì, unn è propriu adattu o çentu pi centu, pickì sunnu variazioni vucalichi, mentrhi i ngrisi, pi kuantu arriguarda i cunzunanti, e komu ci tennu a distinghuiri na cunzunanti di nautrha! Esempiu: Tree / Three. E tutti l'autrhi.

- U Pitré l'avia rittu ch'unn ci putia jiri appressu o parrari di siçiliani cu i cunzunanti chi a lingua italiana, o latina, ci mittia a disposizioni, e circau autrhi modi pi rializzari i so scritti, ma, stancu, comu iddhu stessu rissi, affidau e posteri ssu compitu. Puru u Glottologo De Gregorio arrivau a ssa soluzioni. Iddhi rui eranu sturiusi chi dedicaru tutta a so vita a stu sturiu.

- Ora, unn dicu ca nam'a mettiri a scriviri a zanfasò, ma çircari un Massimu Comun Divisori no scriviri foneticu, putemu:

§ Avemu dui cunzunanti, ca sunnu usati nton modu custanti nta tutta a Siçilia, chi vannu misi n evidenza no scriviri siçilianu, pickì sunnu cunzunanti autoctoni parrati sulu n Ziçilia: ç, dh.


§ C'esti un fenomenu, na linghua siçiliana, chi unn mettilu n evidenza no scriviri, fin'a unni è possibbili pi via ri doppi significati, è komu declassari a linghua siçiliana a dialettu da linghua italiana, cosa ca unn è.
Succeri ca no principiu ri palori (rintrha i palori è usatu giustamenti ri tutti) ci sunnu cunzunanti chi nkuntrhannusi cu soccu veni prima, si cundizionanu, modificannu u so sonu, e allura a so prununzia, e allura a so scrittura. Kissu succeri:


  • Dopu i palori "a (prip), accussì, chiù, e, è, chi, cu, cuarke, né, ogni, pi, si, trhi, ..." e autrhi: Jiri / Pi ghiri.

  • Dopu a cunzunanti 'N': U jornu / Un gnornu; U Attu / Un Ghattu; U renti / Un nenti (doppiu senzu. Perciò megghiu scriviri 'un denti', puru si si prununzia 'Un nenti'); Siçilia / N Ziçilia; A ucca / N mucca ...

  • O cuntrhariu, i cunzunanti labbiali modificanu a cunzunanti 'N' chi veni prima r'iddhi: A punta / M punta; A porta / M porta; A ucca / M mucca; ...



N linia ri massima i reuli pi scriviri u siçilianu foneticu sunnu tutti kà. Unn ni scurdamu ca sunnu reuli pi scriviri a linghua parrata re siçiliani. Si poi a tanti, scriviri comu parra a genti siçiliana ci fa senzu (p'unn diri nautrha cosa), è nautrhu par' 'i manichi.

E ku ha dittu di mettiri puntini supra e sutta, trhattini e accenti particulari? e poi comu si putissiru mettiri cu sti tasteri americani ch' avemu? I cunzunanti particulari ch'arrisurtanu du processu chi vittimu prima, si ponnu addumisticari sulu cu a lettira 'H' misa ne punti giusti. Veru è chi è na cunzunanti ch'unn havi valuri, ma nzemmula a autrhi cunzunanti fa addivintari un'arti u scriviri siçilianu. E' komu lu sali, chi veni skifiatu, ma senza r'iddhu puru la pietanza chiù skuisita nun mali nenti.
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Re: Uso della consonante H

Messaggio  Admin il Ven 15 Giu 2012 - 0:16

Carissimo Andrea ... il tuo scritto è molto lontano da una ortografia condivisa ... e qui, in questo spazio, vogliamo interessarci solo di questo!


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