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Prefazione di Flavia Vizzari per Pensieri in libertà di A. Randazzo - Sr

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Prefazione di Flavia Vizzari per Pensieri in libertà di A. Randazzo - Sr

Messaggio  Flavia Vizzari il Lun 20 Giu 2016 - 19:25

PRESENTAZIONE

Pensieri in libertà dell’amico artista Antonio Randazzo di Siracusa, conosciuto già dal 2008, pur se virtualmente attraverso il Forum Artevizzari - Seminario di Arte, poesia e lingua siciliana, è la raccolta di ottanta poesie, o pensieri come meglio ama intenderli l’autore e probabilmente raccoglie una buona parte delle poesie scritte negli anni. Antonio Randazzo non ha la pretesa di essere definito poeta ed è suo desiderio che il fruitore si appresti alla lettura con la consapevolezza di leggere solo <<riflessioni in versi sciolti di un artista che pensa e desidera comunicare scrivendo>>. Matinata di risurezioni, che apre la raccolta, è la prima poesia scritta da Antonio Randazzo, ancor prima di porsi il problema, comune ai poeti che scrivono in siciliano, di come scrivere la nostra lingua dialettale.
L’autore, come ci dice nella sua nota introduttiva della silloge, ha scelto di scrivere in vernacolo siracusano eludendo le regole dettate da studiosi e linguisti, seguendo la maniera fonetica di trascrizione del linguaggio parlato; infatti notiamo nella sua maniera di scrivere la lingua, la peculiarità dell’aerea catanese-siracusana, caratterizzata dalla mancanza del dittongo metafonetico, dove la r preconsonantica viene assimilata, cioè resa identica, alla consonante che segue (tezzu; soddi; fozza; picchì; cutta; futtuna; iunnati; ciccannu; giunnali; tistaddu; libittà…) e platealmente ovunque distinguiamo il fenomeno del rotacismo o rotacizzazione, cioè il passaggio della d iniziale o intervocalica a r (rissi per dissi; rugnu per sugnu; ruru per duru; ristinu per distinuviri per vidi; succireva per succideva; sururi per suduri…).
Altre particolarità di scrittura del linguaggio siracusano di Antonio Randazzo sono l’uso del dittongo metafonetico <<…ma nu’ s’arrinneva iera ’nsuccumatu ma gridava…>>; <<…Sunu ’ntelligenti ma nu’ ianu riferimenti…>>; <<…megghiu stari cuietu…>>; <<…suca ca iè ’mpiaciri, affamannu cu ie gghiè…>>; <<…Pinsannici iè veru, ca ’u nostru ranni pregiu, rialu ro Signuri…>>; <<…Cu iè ca n’azzignari se a civilità nun iè abitudini ma iè vista comu babbitudini?...>>; <<…stampata aveva a terra rintra o cuori…>>; <<…cu l’occhi ie u cuori chiusi ieva ieva ieva…>>; <<…U sangu iè sempri bonu, a testa ancora reggi, u cuori sanu ie fotti ie vini sunu apetti…>>  e il rafforzamento di b e g iniziali, anche se quest’ultima perticolarità non è sempre presente <<Ranni fu a gioia po bbroru i peri i voi…>>; <<Ma gnonnu ggiuru ca ritonnu…>>.
L’autore ci svela di non amare le etichette e di essersi dedicato a scrivere dettato oltre che dalla passione e dall’amore anche dalla rabbia e dalla speranza; ovunque è un cantare il luogo natìo come volere donare un pezzo del proprio cuore e portare il lettore ad amare anch’egli la sua terra, assaporandone i profumi, i colori e l’uso del dialetto che con la sua spontaneità espressiva gli è congeniale, in quanto la forza dei termini dialettali meglio esprime le diverse sfumature del suo animo e le forme della sua ispirazione. Sono poche le poesie scritte in italiano come le dediche alla madre, a Ortigia, a Dio, o a un “uccello rapace” in cui metaforicamente è riscontrabile l’uomo con le sue ricerche e i suoi sbagli guidati dai versi finali: <<…fallisti cercando al di là ciò che invece è dentro di te>>, ma anche con i versi in italiano Antonio Randazzo giunge ad espressioni pregnanti di significato.
Leggendo i suoi pensieri in libertà infatti è come leggere un racconto personale su ciò che è stata fino ad oggi la sua esperienza di vita, sembra di percepire tra le righe, oltre al narrare degli eventi e al susseguirsi dei ricordi, consigli per chi legge, su come affrontare il domani, facendo tesoro del passato e di ciò che è stato. Molte sono le frasi riprese dagli antichi, il cui utilizzo in questo contesto personale rafforza l’idea di volere con questa silloge lasciare un messaggio a chi legge che serva da guida per affrontare il domani: <<…cu zappa a so vigna, cu megghiu a zappa, megghiu vinnigna…>>; <<…a virità fa mali però ’nsigna…>>; <<…megghiu sulu ca malu accumpagnatu…>>; <<…cu u voli sentiri u senti…>>; <<…chiancilla sunnu lacrimi pessi…lavari a testa o tignusu, ma almenu resta ciarusu…>>; <<…votila comu voi a tua iè sempri chiù leggia…>>; <<…u riavulu ca accarizza voli l’anima…>>; <<…cu trova ’n amicu trova ’n tesoru…>>; <<…fari ri tutta l’erba ’n fasciu…>>.
I “Pensieri” sono espressioni della meditazione del poeta sull’esistenza dell’uomo, sul suo operato per la natura e per le cose, sono un volere lasciare ai “posteri” quasi come “testamento” delle “perle di saggezza” maturate durante l’esistenza che l’ha visto unito alla sua compagna di sempre, che da sempre l’ha sostenuto e di cui oggi sente incolmabile la mancanza.
Sono i ricordi spensierati e nostalgici di vita e dei luoghi e gli affetti vissuti che permeano quelle righe che più di altre sublimano alla melodiosità poetica, come: <<… maiulina ti visti stidda rirenti, rosa sbucciata pi mia sulu…nenti avissa statu a vita mia, se nu’ fussi stata china ri tia…>>; <<…stidda ristinu pa ma strata…puisii ro munnu nunnabbastunu pi ringraziari…>> o i versi <<… viriri cu firi ’nto culuri ca ti pari schezzu ra natura o rialu ro Signuri?...>>; <<…culurata sempri, ’ncurunata i mari, ’lluminata i suli, ciarusa i gelsuminu. Isula re sapuri…>>, e ancora:  <<…viri chi magnificenza ri sti pettri antichi e saggi. ’N ciuffu r’erba, na pinnillata i virdi, n’arcubalenu ri spiranza pi cu talia…>> o nella semplice descrizione metaforica del vento nei suoi vari aspetti in Sciruccata: <<…alica ’nta scugghera, ciauru ca a tanti nu’ piaci. Lagnusia tagghiata co cuteddu. Ruci sunnulenza…Sgriccia, ciuscia, lavini sti testi. Doppu a timpesta nu raggiu i suli fa spuntari>> e qui dopo esserci immersi a vagare dolcemente tra i Pensieri in libertà di Antonio Randazzo, ci proponiamo di fare tesoro delle sue esperienze, delle sue “pillole di saggezza”, dopo esserci abbandonati al “lavaggiu di li testi” ci prospettiamo “chi lu suli spunta, cu li so’ raggi, a quadiari li nostri viti!”.

di Flavia Vizzari.
18 giugno 2016


Sito Web : www.flaviavizzari.jimdo.com

Flavia Vizzari
Spicialista
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http://blog.libero.it/Artevizzari/

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