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Prefazione di Flavia Vizzari per Nunzio Di Bella

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Prefazione di Flavia Vizzari per Nunzio Di Bella

Messaggio  Flavia Vizzari il Ven 10 Giu 2016 - 23:04

PREFAZIONE

 

Il poeta Nunzio Di Bella, da quando l’ho conosciuto ho capito subito che, è una persona fuori dall’ordinario. Una carriera poetica repentina la sua, in quanto dalla recente pubblicazione della sua prima silloge ’Na puisia ha già ottenuto notevole successo e affermazioni. Oggi ci propone la sua seconda raccolta di poesie dal titolo: ’Na parrata,’Na storia,’Na puisia (Editore, luogo di pubblicazione, anno), sempre nel suo “dialetto parlato” scritto con linguaggio spontaneo, condizionato nella stesura dal fonetismo della parlata maggaritana, di Santa Margherita, villaggio del Comune di Messina nella vallata Santo Stefano che è il suo paese d’origine, alla cui lingua, con le sue peculiarità rispetto ad altri vernacoli, è affezionato.
Nunzio Di Bella, da straordinario personaggio, si distingue sia come uomo che come poeta, e in entrambe le vesti ha la capacità di venire fuori dall’abitudinario, dalle consuetudini, pur basando la sua poetica sugli aspetti quotidiani del vivere oggi. È decisamente uomo corretto, meticoloso e di sani principi, figlio affezionato ad un padre che non è più e che è stato per lui esempio di vita, il cui conforto per la mancanza, oggi, ricerca nella Poesia, con l’intento, forse celato a sè stesso, di diffondere e comunicare attraverso i suoi versi quegli stessi valori da lui ricevuti come insegnamento.
Le poesie di Nunzio Di Bella pur senza rispettare rigidamente alcuna regola metrica, sono costituite da un numero sempre variabile di quartine e caratterizzate da versi in rima baciata che, a tratti, lasciano spazio ad assonanze e consonanze in grado di donare al testo una musicalità capace di evocare sensazioni andando al di là del mero uso del termine e soprattutto, senza scadere nella prosa. Ogni suo verso è scolpito idealmente col fuoco del sentimento più vivo, è plasmato come una scultura marmorea destinato a rimanere inalterato, nel suo senso, nel tempo.  Poesie, dunque, curate nella forma secondo il fine comunicativo che l’autore si prefigge. Sicuramente non è mai casuale il passaggio repentino dalla narrazione del poeta a quella dei suoi personaggi, contraddistinta dall’uso del corsivo, che animano le poesie. Le sue liriche sono, secondo me, permeate da un dialogo continuo – rivolto spesso al padre in quelle della prima pubblicazione, e oggi, in questa nuova silloge, rivolto a tutti i suoi lettori – di volta in volta in grado di emozionare in modo sempre nuovo e diverso.
A volte Nunzio Di Bella potrebbe apparirci a prima vista disorientato o confuso, ma in realtà il poeta si dimostra saldamente ancorato alla sua idea del “fare poesia” e, pure accettando il confronto necessario per ogni tipo di crescita, non si discosta facilmente dalle sue idee rendendole uniche e immutabili.
Ancora, nell’autore Di Bella, riscontriamo l’uso conseguenziale della ripetizione delle parole che da origine a un significativo effetto di insistenza e di risalto: «Eccu lu tempu, lu tempu infinitu»; «pi la prima vota ti parrau, mamma, mamma, sintisti chiamari»; «Ora finammenti ti pozzu parrari. Ora finammenti ti pozzu chiamari. Ora finammenti pozzu pruvari»; «allura... allura nui oggi ti salutamu»; «picchì tutti, dicu... tutti ti vonnu…».
Il suo narrare in versi è in realtà un raccontare storie e momenti di vita vissuta, ma il tutto viene impostato in modo che potremmo definire avventuroso, per cui anche trattando argomenti seri, la maniera di raccontare ci fa ridere o sorridere, ricordando ora i testi dei fumetti del Signor Bonaventura, per gli effetti ironici e divertenti, ed ora la maniera simile al cuntare dei cantastorie, come forma d’informazione e di denuncia sociale e per il modo spettacolare di esprimersi. Molteplici sono, infatti, i temi sociali trattati nelle poesie, dall’eutanasia alle alluvioni, dal divorzio alla mancanza di lavoro che ci fa tornare ad emigrare come un tempo. Possiamo paragonare alcuni versi di Nunzio Di Bella anche alle pasquinate del XV secolo, componimenti satirici nati inizialmente nella Roma papale, in quanto versi-denuncia contro la violenza sulle donne e i bambini, o contro la mafia, nelle poesie SENZA PAROLI… viniti tuccati, PARRAVA… ’nto sonnu,  ’NA LAUREA… poi la morti. Da poeta e uomo legato al proprio territorio non poteva far mancare nelle sue poesie il tema delle tradizioni, dai festeggiamenti in onore della Madonna della Lettera, patrona di Messina, del 3 giugno a quelli del 15 agosto in onore di Maria Assunta in Cielo e della festa tradizionale della Vara messinese; dunque non cura nelle sue sillogi soltanto la parrata maggaritana, ma desidera anche cuntari della sua terra, della sua città, ricca di tradizioni e di bellezze che ovunque, anche all’estero, ci invidiano e attraverso i versi di Nunzio Di Bella è possibile gustandoli, gustare anche la nostra sicilianità.
 

Flavia Vizzari
 

16 dicembre 2014 – h. 10:29
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Flavia Vizzari
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