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Convegno sulla famiglia a Siracusa

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Convegno sulla famiglia a Siracusa

Messaggio  Giuseppe La Delfa il Mer 27 Lug 2011 - 14:48

POLITICHE FAMILIARI IN SICILIA



Si è svolta a fine giugno presso il Park Hotel di Siracusa un convegno sulla famiglia presenti autorevoli rappresentanti del mondo politico cittadino con il Sindaco ing. Roberto Visentin ,il presidente della Provincia dott. Nicola Bono , il dott.Salvo Sorbello, del Sen. Carlo Giovanardi sottosegretario alla presidenza del consiglio, il dott. Roberto Marino capo dipartimento politiche famiglia della presidenza del Consiglio . Presente anche il mondo accademico con il magnifico rettore dell’Università di Catania Prof. Antonino Recca, il già preside della facoltà universitaria di Scienze politiche il docente prof Giuseppe Vecchio. Presenti l’Istituzioni Religiosi con il Mons. Giovanni Accolla , presidente Fondazione S. Angela Merici. Infine , il dott. Gaetano Ambrogio .

Gli interventi sono stati tutti interessanti a partire da quello del Mons. Giovanni Accolla che ha esordito così: ringrazio tutti i presenti, in modo particolare all’organizzazione. Non è facile coniugare insieme i problemi della disabilità e della famiglia, parto da alcune considerazioni di natura economica anche se questa di riflesso viene toccata da ciò che sarà l’oggetto della mia riflessione. Ci tengo di più al concetto di disabilità e di famiglia, innanzitutto la famiglia è la prima agenzia educativa nella quale l’uomo si trova ad essere. L’uomo appena nasce in una famiglia però non è detto ed è scontato che dietro si trovi in un famiglia in cui ci siano dei valori che portano alla crescita della personalità , e che necessariamente portano a farsi che quel nucleo familiare sia una agenzia educativa vera e propria , inconvenienti ce ne sono tanti, anche con il cambiare del volto della società e non è detto che la famiglia per scontato sia un valore condiviso, sentiamo le analisi e le motivazioni sono tantissime e c’è gente che è più professionalizzata di me che può avvalorare e contraddire quello che sto per affermare. Un esempio semplice che ha le radici nel mondo religioso e nel mondo cattolico , ho difficoltà a far ripetere il “padre nostro” ai bambini , non ci riesco , hanno perso il padre per strada, come posso dire della paternità di Dio ai ragazzi del catechismo che mi trovo davanti il cui papa e fuori casa da tempo, che è riportato come oggetto di scambio “ il pacco” tra papà e mamma , secondo dei momenti come frutto di una sentenza giuridica, i due sono impegnati a garantire il mantenimento e l’alimentazione. Certo che questa percentuale va sempre a salire in maniera esponenziale perché ci rendiamo che motivazioni di natura economica, di valore di identità , gli analisti sono in grado di poter rappresentare il quadro della situazione in cui ci troviamo . La famiglia è lo specchio della società , quando la famiglia è sfasciata io ritengo che essa rappresenta la società che sta andando a gambe per aria. Vogliamo vedere i riflessi di natura economica? Una famiglia sfasciata di gran lunga costa di più, allo stesso nucleo familiare ma anche tutte le problematiche di natura fiscale, di ordinamento , dei servizi ecc., allora forse in maniera provocatoria senza un aspetto di fondamento religioso , però con una mentalità laica ma opportunamente conferita ai presenti , io ritengo che la dimensione della famiglia come luogo sacramentale , diventa un po’ l’anima di cui può essere il valore sociale della famiglia,con tutte le ricadute anche sul piano economico – finanziario. La famiglia è la prima agenzia educativa direi nel dna , ma diventa anche di immagine della società nella quale viviamo. Questi sono i due concetti che volevo comunicare. La terza cosa , è quella della disabilità ,le forme della disabilità sono congenite per motivi di salute o successivi traumi , di fatto accade , che c’è un soggetto , che diminuisce la statura della sua autonomia , per un deficit di salute ,vorrei che ci governa a tutti i livelli dal Consiglio dei Ministri fino ai consigli di quartiere , non dimenticarselo questo aspetto che la disabilità è comunque un deficit di salute, perché spesso si gioca a carte , si mischiano le carte, con la scusa che si vuole fare una distinzione , veramente si distingue per avere un discorso abbastanza organico , perché in quella distinzione cominciare a giocare con lo scheletro del disimpegno e della delega con la gioia dell’attenzione della partecipazione. Le problematiche della salute sul piano nazionale e regionale , chiaramente quando un problema di disabilità saltano fuori due aspetti , uno sociale e uno sanitario, se questo è un linguaggio per la comprensione mi sta bene perché mi porta alla responsabilizzazione, ma se questo discorso lo devo fare per quadrare i conti da Tremonti in giù fino all’ultimo commercialista , e penso che l’unità della persona può essere spappolata letteralmente divisa dalle 8 alle 10 vi è un problema di carattere sociale , dalle 10 alle 10,45 , tre quarti di terapia, è un problema sanitario , dalle 10,45 in poi si ritorna ad essere un problema , in quel caso si fanno passi indietro . Chi deve agire? Chi deve sopperire ? Chi deve intervenire ? L’assessorato alla famiglia della Regione ? L’assessore alla salute ? Noi vogliamo dare un prodotto abbastanza unitario alla persona, ci siamo dimenticati della persona , e abbiamo differenziato i servizi al tal punto che poi il soggetto difatti non gode neanche del servizio. Noi abbiamo dei disabili circa 200 e facciamo prestazioni terapeutiche di riabilitazione al giorno nella nostra fondazione ,con 170 operatori che lavorano nella nostra struttura. Ci troviamo di fronte a problemi di carattere sociale e psicologico . Oggi si parla di un piano di salute che prevede una partecipazione della famiglia, io mi chiedo se operiamo nel campo della salute, attività riabilitativa prettamente sanitaria che deve interagire con la famiglia, se la famiglia non esiste ? vi assicuro che può anche esistere ! dal punto di visto formale e giuridico diventa il luogo dove viene conferita il rapporto pensionistico come diritto del disabile. Ma manca la cultura della partecipazione e non si può inventare. In realtà manca la coscienza di un far carico dovuta anche a disagi di carattere economico-finanziario della famiglia, dovuto a problematiche di cultura della famiglia, dovuta alla mobilità dei soggetti che in quella famiglia hanno bisogno di spostarsi da un posto all’altro., dovuta anche all’incapacità di quei soggetti gravi , una situazione di autentica della persona sia di carattere fisico e riabilitativo, ma la bestemmia più evidente è un'altra , quando gli operatori sanitari sento dire che per esempio i soggetti gravi sono soggetti senza speranza., per cui il mantenimento diventa l’unica finalità. Questa è la realtà , e sono logiche inaccettabili. Cito ad esempio Madre Teresa di Calcutta e ne parlo con orgoglio di quello che ha fatto per l’umanità, concludo dicendo se l’amministrazione pubblica piuttosto che ai tagli piuttosto ai finanziamenti facesse una severa analisi sugli sprechi , già questa sarebbe mezza finanziaria per Tremonti e per tutta l’Italia. L’ultima mia considerazione : Ridurre la burocrazia con la semplificazione che è rimasta una palla al piede perché vi sono tanti passaggi che bloccano la risoluzione delle pratica nel più breve tempo possibile.



Giuseppe La Delfa



Fine prima Parte





dott. Giuseppe La Delfa -  Laureato in Scienze della Comunicazione -
- Laurea magistrale specialistica in Scienze cognitive e Psicologia -


Socio Accademia Internazionale Pen Club Milano.
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