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La religiosità può influire sull'Arte?

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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  Flavia Vizzari il Dom 28 Nov 2010 - 23:10

dunque l'ateo dovrebbe avere un rapporto tale anche verso l'arte e la poesia? In quanto permeati di sogno e fantasia? Shocked
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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  Walter Saccà il Lun 29 Nov 2010 - 0:05

Se domani commissiono ad un ateo un dipinto raffigurante Dio, l' unica cosa che può fare è allestire una tela e consegnarla vuota, o al massimo con un punto interrogativo ( e firma dell' autore). Se per un ateo Dio non esiste, non esiste. Punto. Non si può immaginare ciò che si nega o si ritiene non esistere. L' immaginazione, è libera di spaziare nel vuoto e nell' infinito, ma non vuota. Altrimenti che ateo sarebbe?
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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  giò il Lun 29 Nov 2010 - 8:45

Ma nemmeno un credente ha mai visto un Dio.
Caro Walter, il tuo ragionamento non fa una grinza, perchè assicuta la convinzione che per rappresentare artisticamente un qualcosa sia becessaria una intrinseca ed emotiva e catartica e pregnante e sconvolgente e coinvolgente compartecipazione sentimentale.
Se scrivo una poesia o se dipingo un quadro, lo faccio perchè l'ispirazione mi sospinge e mi possiede il sentimento.
In molti ne son convinti, anche qui tra noi.
Ma qui torniamo al discorso dell'arte artigiana che crea perchè è padrona del mestiere e non perchè si emoziona ad ogni tratto e ritratto.
E come spiegare, altrimenti, le opere d'arte, di altissimo livello, create su ordinazione e dietro compenso di vile denaro?
E come potrebbero, gli attori, simulare emozioni che magari in vita non hanno mai provato?
Le emozioni, quelle, sono prerogativa dell'intera umanità, ma non tutti sono capaci di trasformarle in opere d'arte.
Perchè questa poesia
vita, morte, Dio,
amore, mamma
contiene concetti di altissima spiritualità, ma non può certo dirsi un'opera d'arte.
Anche la forma e la padronanza di essa, allora, hanno una importanza determinante che consentirà a qualunque ateo pittore di creare immagini religiose di assoluto ed altissimo valore.
Cheppoi, sarebbe come disegnare draghi e mondi incantati, o scrivere di sesso per una vergine, o parlare di amore filiale da parte di chi figli non ha.
O il partecipare a concorsi poetici e pittorici a tema, che non possono di certo attendere che sbummichi l'ispirazione.
Adesso vado, che il travaglio mi aspetta.
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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  Flavia Vizzari il Lun 29 Nov 2010 - 16:07

Codice:
Altro infatti è che una cosa esista nell'intelletto ed altro intendere che una cosa esista. Infatti quando il pittore premedita ciò che sta per fare, egli lo ha nell'intelletto, ma non intende ancora che esiste ciò che non ha ancora fatto. Quando poi lo ha dipinto, egli non solo lo ha nell'intelletto, ma intende anche che esiste ciò che ha già fatto.
Cosa ne deducete?

Beh ... ne deduco che a quanto pare non sono solo io la folle che ha spostato il paragone sull'Arte ... epperò (come dice Giò) qui la cosa s'intrippa alquanto ...

perchè riepilogando il mio pensiero di Dio non è Dio, nè coincide con il pensiero di Dio degli altri ... ma se Dio fosse tangibile sarebbe con qualità sue proprie, giusto?

Ora io posso avere la mia opera progettata nella mia mente e che poi realizzo nel quadro ... il pensiero degli altri sul mio quadro però è diverso dal mio pensiero ... il quadro esiste come oggetto con qualità sue proprie, ma come opera d'arte acquista qualità differenti in base al fruitore ... pertanto Shocked come la mettiamo??? Shocked Shocked Shocked
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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  Ospite il Lun 29 Nov 2010 - 16:40

Ottima osservazione Flavia: il punto è che qualsiasi interpretazione venga data al tuo dipinto, il dipinto esiste di per sè; il bello della Bibbia è che in quanto rivelazione ispirata è interpretabile (cosa che invece non è possibile per il Corano che in quanto parola di Dio dettata direttamente a Maometto non può essere interpretata: da qui l'integralismo islamico).
Solo che il punto focale è un altro della discussione anselmiana..... Altre idee al riguardo?

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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  Flavia Vizzari il Lun 29 Nov 2010 - 18:04

ma esiste come oggetto ... non come opere d'arte ...

diviene arte al momento in cui riesce a impressionare il fruitore

quindi se l'uomo non riesce a provare fede per lui ... ma anche oggettivamente dunque? Dio non è Dio????



Ultima modifica di Flavia Vizzari il Mar 30 Nov 2010 - 11:35, modificato 1 volta
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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  Ospite il Lun 29 Nov 2010 - 18:15

Dire di un dipinto che è un'opera d'arte è come affermare che Dio è amore.... dunque a noi in questo momento non interessa come ciò che è sia ma il fatto che cio che è appunto è.....
Sono in attesa di altre idee Smile

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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  grafite il Mar 30 Nov 2010 - 2:33

Tanto per aggiungere l'opinione di uno che non è manco ateo (nel senso che ritengo irrilevante la questione)
Non vedo perché un artista ateo non dovrebbe essere in grado di esprimere il concetto del divino, in fondo prescindendo dalla questione della fede, il concetto della divinità e delle sue rappresentazioni è una questione culturale e un artista manipola la cultura, la distilla, la modifica, la crea ...
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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  Ospite il Mar 30 Nov 2010 - 11:17

Io abbandono la discussione del forum per un semplice motivo: non sono idonea perchè evidentemente l'intento iniziale di Flavia e mio era di tutt'altro genere....
Spostare l'ambito della fede, applicata a qualsiasi cosa e non solo in riferimento a dio, ad un ambito che sia solo irrazionale la ritengo primitiva dal momento che come ha scritto anche Nicola la fede ha inestito tutti i piani umani (politico, sociale, scientifico, storico, umanitario appunto)....
Spostare qualsiasi ambito, anche quello artistico, su un piano puramente emotivo mi sembra ridicolo: e la risposta è implicita nella domanda per cui <<perchè non tutti coloro che dipingono vengono definiti come Geni artistici o semplicemente come artisti?>>.
Pertanto continuerò a leggere gli interventi altrui se ce ne saranno ma non scriverò più nulla in merito.
Saluti

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La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  Flavia Vizzari il Mar 30 Nov 2010 - 11:23

Risolviamo subito Marina ... è che non sempre un discorso resta nel proprio ambito, è facilissimo che possano nascere altre discussioni parallele altrettanto interessanti e per questo che ci sono gli Admin ... poi nessuno è costretto ... ma tutti i Benvenuti!

Continuando a rispondere a chi gentilmente è intervenuto desideravo porre all'attenzione le ultime argomentazioni della società attuale

http://www.ilgiornale.it/interni/basta_archistar_atee_e_loro_chiese-scatole/16-09-2009/articolo-id=382934-page=0-comments=1

in cui si comunica la contrarietà dell'abbandono nelle architetture delle chiese del "cielo" per privilegiare le forme "garage" ... ritenendo questo sia il frutto di progettazioni di architetti atei ...
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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  Flavia Vizzari il Mar 30 Nov 2010 - 11:38

grafite ha scritto:Tanto per aggiungere l'opinione di uno che non è manco ateo (nel senso che ritengo irrilevante la questione)
Non vedo perché un artista ateo non dovrebbe essere in grado di esprimere il concetto del divino, in fondo prescindendo dalla questione della fede, il concetto della divinità e delle sue rappresentazioni è una questione culturale e un artista manipola la cultura, la distilla, la modifica, la crea ...


tratto da ilgiornale.it


Se Dio esistesse assomiglierebbe a un operaio in fabbrica, e ogni pompa e sfarzo, come nella chiesa storica risulterebbero impropri e inopportuni. Così le nuove chiese tentano pateticamente di somigliare a stabilimenti industriali in ossequio a un’ideologia che intende la bellezza e la ricchezza come una colpa. Ha dunque ragione monsignor Ravasi quando pone la questione in termini di formazione, di studio, di estetica. L’estetica della chiesa come quella del teatro fa riferimento a una realtà sociale, di identificazione in valori comuni, allegati alla religione e alla letteratura. Oggi individualismo e scetticismo hanno cancellato questi valori condivisi e l’architettura mostra i segni evidenti di questa crisi dell’uomo e dei suoi valori. È singolare che lo stesso disagio segnalato da Ravasi e da Turoldo si riscontri anche nel mondo del teatro, luogo per eccellenza di rappresentazione di valori umani condivisi e di cui è evidente la doppia crisi, sia negli spazi architettonici sia nella produzione letteraria. Ciò che si è perduto è la spiritualità dell’uomo che non si proietta neppure nelle architetture religiose

http://www.ilgiornale.it/interni/basta_archistar_atee_e_loro_chiese-scatole/16-09-2009/articolo-id=382934-page=1-comments=1
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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  grafite il Mar 30 Nov 2010 - 11:58

Flavia Vizzari ha scritto:
tratto da ilgiornale.it
... Così le nuove chiese tentano pateticamente di somigliare a stabilimenti industriali in ossequio a un’ideologia che intende la bellezza e la ricchezza come una colpa. ... Ha dunque ragione monsignor Ravasi quando pone la questione in termini di formazione, di studio, di estetica.
Ciò che si è perduto è la spiritualità dell’uomo che non si proietta neppure nelle architetture religiose

Non sono convinto dalla tesi della citazione, in particolare dai due passaggi espressi.
Mi sembra che sia totalmente nascosto il fatto che gli architetti non sono gli unici artefici della loro architettura, un ruolo preminente viene svolto dai committenti (gli architetti propongono i preti dispongono), spostare tutte le responsabilità addosso alla "perdita della spiritualità" della società moderna è un metodo di mistificazione un po' "sessantottino" di aggirare il problema. Non sarà che è l'attuale chiesa a non essere più in grado di suscitare (o almeno di accompagnare) i valori che propugna come traditi?

Una domanda attanaglia il mio spirito: che vorrà dire spittitatu?
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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  Admin il Mer 1 Dic 2010 - 11:18

spitittatu è una categoria di forumisti che fa (o faceva, poichè ci sono stati perfezionamenti) parte dei Livelli del Forum (leggi al tuo Topic)


Altri pareri sulle influenze della religiosità dell'uomo sull'Arte?


Io credo che l'artista esprime nelle sue opere sè stesso oltre che il suo pensiero e dunque un condizionamnento c'è senza dubbio °_°


"... e chiovi" di Flavia VIZZARI - ediz. del Poggio * AGGIUNGI AL CARRELLO






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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  grafite il Mer 1 Dic 2010 - 11:29

Quindi spitittatu starebbe per ospite? Io non sono siciliano e quindi non conosco la lingua ... Smile

Admin ha scritto:Io credo che l'artista esprime nelle sue opere sè stesso oltre che il suo pensiero e dunque un condizionamnento c'è senza dubbio °_°
Non intendevo certo mettere in dubbio l'intervento della soggettività, della cultura e della sensibilità dell'artista, anche se non userei la categoria "condizionamento" per definire il fenomeno.

Non vedo però come la tua obiezione si riferisca alla mia considerazione.
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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  Flavia Vizzari il Mer 1 Dic 2010 - 12:05

proseguiamo col dire piuttosto di fare considerazioni personali non vere e proprie obiezioni :-)))

tu avevi scritto :
Codice:
Non vedo perché un artista ateo non dovrebbe essere in grado di esprimere il concetto del divino


potrebbe anche riuscirci ... nulla, a mio avviso, è impossibile se si segue la volontà :-))

ma non sarebbe un lavoro alquanto bene ispirato da chi una cosa la sente perchè la vive, no? cheers
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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  grafite il Mer 1 Dic 2010 - 13:05

Flavia Vizzari ha scritto:potrebbe anche riuscirci ... nulla, a mio avviso, è impossibile se si segue la volontà :-))

ma non sarebbe un lavoro alquanto bene ispirato da chi una cosa la sente perchè la vive, no? cheers

La tua asserzione non mi convince, parte dal presupposto che il senso del sacro possa essere vissuto solo da chi ha fatto una scelta di fede,e io di questo non sono convinto.

Il sacro secondo me è preesistente rispetto alle codifiche di qualsiasi religione, alle spiegazioni ed ai rituali.
Dato che non accetto le cosiddette verità rivelate non vedo perché dovrei rinunciare al sacro. come dire: se permetti levo la carta stagnola e mi tengo il cioccolatino ...
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La religiosità può influire sull'arte?

Messaggio  Silvano Montanari il Mer 1 Dic 2010 - 14:53


Sono convinto che ogni pensiero che aleggia dentro di noi influisce in modo significativo sulle opere che noi esprimiamo: specialmente che questo pensiero coinvolge appieno la nostra sfera emotiva.
Comunque questo non ci mette al riparo da persone oltremodo geniali che pur non essendo credenti usano un metodo di auto condizionamento che tiene conto di ciò che a loro era stato insegnato in tempi non sospetti. Visto che Dio è luce, non è difficile per un pittore squarciare le nubi con un raggio di sole che riflette un messaggio nascosto sulla piana di un plumbeo mare e magari che colpisca una ignara vela su cui un uomo in muta preghiera si rivolge con gli occhi al cielo per chiedere una grazia!
Ma sono convinto che due Artisti che posseggono la stessa genialità a confronto sullo stesso tema, quello che crede: sicuramente all'immagine riuscirà ad associare le sue sensazioni in modo più profondo di un altro che non crede: perchè, oltre all'Anima, il primo metterà anche il cuore!

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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  Flavia Vizzari il Mer 1 Dic 2010 - 15:52

Codice:
da persone oltremodo geniali che pur non essendo credenti usano un metodo di auto condizionamento che tiene conto di ciò che a loro era stato insegnato in tempi non sospetti.

Perchè auto-condizionamento? Si può essere credenti o non credenti sia per condizionamento che non! Anzi, chi ne fa un cammino di scoperta personale secondo me, non ha condizionamenti di sorta! Piuttosto sono i "religiosi" da distinguere dai "credenti per fede" a essere condizionali dagli usi che si tramandano tramite generazioni. E possono anche coloro che esternano "religiosità" non avere fede!


Codice:
perchè, oltre all'Anima, il primo metterà anche il cuore!

forse volevi scrivere il contrario? E cioè che metterà anche l'anima oltre al cuore ?!?!

Come si può pensare che si abbia, se non si crede in Dio, un cuore meno grande?
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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  Flavia Vizzari il Mer 1 Dic 2010 - 16:36

mi sono ricordata altresì di questo mio scritto di anni fa, postato al link :


http://artevizzari.italianoforum.com/idee-e-opinioni-su-arte-e-scienza-f28/arte-e-chiesa-cosa-ne-pensate-voi-t2055.htm

Flavia Vizzari ha scritto:

scritto anni fa ... nell'altra vita drunken
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Messaggio  Silvano Montanari il Mer 1 Dic 2010 - 16:48

In effetti: si, è cosi come tu giustamente hai corretto! Saluti cari- Silvano Montanari.
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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  Flavia Vizzari il Gio 21 Apr 2011 - 7:09

grafite ha scritto:
Flavia Vizzari ha scritto:
La tua asserzione non mi convince, parte dal presupposto che il senso del sacro possa essere vissuto solo da chi ha fatto una scelta di fede,e io di questo non sono convinto.


Scelta di fede non implica la religione come tu ben dici ... la fede può avercela chiunque anche se non segue nessuna religione geek
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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  Silvano Montanari il Gio 21 Apr 2011 - 14:17

Ciao caro Amico!
Non era mia intenzione convincere chicchessia; non è mia abitudine creare contenziosi o imporre il mio pensiero! Io espongo soltanto convinzioni mie e come tali solo a me appartengono.
Queste sono dettate sicuramente in primis dal mio carattere e poi dalle elucubrazioni delle mie riflessioni.
Libero comunque di avere strade divergenti dalle mie: soprattutto profondamente rispetto il tuo modo di pensare anche se devo dirti che sono caparbio e poche volte recedo dalle mie convinzioni e questa non è una di quelle.
Non voglio però arrogarmi la ragione, so per esperienza diretta che la ragione ha molte facce e la più chiara è quella che non si vuole.
Però ti dico che sono giunto a questo dopo una profonda riflessione e valutando bene il mio interiore e per fare questo non mi sono addentrato nei meandri della fede, ma capisco che essendo io un credente, non escludo che queste convinzioni possano essere da questa drogate.
Ciao caro Amico!
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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  Admin il Ven 27 Apr 2012 - 14:42

Ovvio che ciascuno esprime il suo pensiero, invito anche altri ad esprimersi ...



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La religiosità e l'arte

Messaggio  Angelo Castorelli il Mar 1 Mag 2012 - 12:22

La Chiesa cattolica nella storia è stata una grande committente di opere d'arte e di monumenti. Tante epoche e periodi della storia dell'arte sono incentrati proprio sulle opere sacre, di tipi architetturale, scultoreo o pittorico. La Chiesa quindi si è "servita" dell'arte per diffondere il Suo Verbo, nelle varie epoche e periodi, anche molto particolari e rilevanti da un punto di vista politico-ecclesiastico (ad esempio nell'epoca barocca della Controriforma tridentina). Ma è evidentemente vero anche il contrario: l'arte e gli artisti sono stati valorizzati e sono fioriti grazie alla Chiesa.

Le vestigia e icone religiose mirano a diffondere l'idea stessa della religiosità, dei suoi molteplici e complessi contenuti.

Con il potere fortemente simbolico in essa insito, l'Arte è profondamente funzionale alla propagazione del messaggio religioso e del Mistero a esso indisgiungibilmente legato. E, al contempo, poichè-come dicevano i classici-l'arte è l'imitazione (la "mimesis") della physis-Natura, essa è fortemente idonea a dimostrare la potenziale esistenza divina, come si rivela nelle meraviglie del Creato, che l'Arte intende riprodurre, con risultati a volte più belli-se possibili-del modello originale (al punto che il grande Oscar Wilde, in uno dei suoi fulminanti e spiritosissimi aforismi, afferma che "la Natura è un'imitazione dell'Arte").

Buon Primo Maggio a tutti..

Angelo Castorelli
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Re: La religiosità può influire sull'Arte?

Messaggio  giò il Ven 4 Mag 2012 - 19:56

Eh, si,

qualunque emozione, che sia religiosa o meno, potrà contribuire a dare una impronta ad ogni prodotto artistico.

Epperò (e te pareva!), sarà sempre dominante la capacità dell'artista.

Perchè un bravo attore riuscirà a rappresentare emozioni non sue, come un bravo pittore sarà sempre in grado, anche se ateo, di rappresentare divinità superlative.

Io non sono religioso, eppure, sorprendendo me stesso medesimo, ho scritto sto poemetto (scusate la lunghezza).

Come se spiega?

Cià

Le vie del Signore sono infinite ed ogni azione può avere quel briciolo
di dignità che le consenta, con ogni buon diritto, di far parte di quello stradario.
Perchè, in fondo, l’esser contemporaneamente buono e giusto
non deve essere facile nemmeno per un Dio.

Peccato originale
I
Vita tranquilla, quella di paese,
con il tempo inchiodato a una speranza
e le vite che sembrano già spese,
da quel vissuto mai tanto abbastanza
che corre nell'immobile in attesa
che il fine concretizzi la sua resa.
II
E stanno tutti lì, seduti in tondo,
il farmacista , il medico, il notaio
con quel giornale che li aggancia al mondo
e che li illude di rifargli il paio.
'Domani pioverà.' - Governo ladro.'
"Quando si dice…ehi, guarda un po' sto quadro!'
III
- sbotta don Mario e legge a voce piena
di quella Madonnina che da un mese
làcrima e piange a Santa Maddalena -
"Ce fanno già l'albergo, nel paese!
Ma pensa te, ma stanno a fa' sul serio,
se stanno scatenando un putiferio.
IV
Certo che ci starebbe, sta fortuna,
che il pellegrino prega e intanto spende
e una Madonna nostra, fordognuna,
servirebbe a spiantare un po' di tende.
Fabrì, tu ciài la statua di quel santo,
potremmo incoraggiarlo, un altro pianto!"
VIII
"Potremmo? E non lo so." disse Fabrizio
"però sarebbe enorme l'importanza,
e non foss'altro a toglierci lo sfizio
di dare a sto mortorio una speranza,
un sogno in prospettiva e in men che sia
moltiplicar l'incassi in farmacia.
VIII
Ma ci vuole una statua con la pompa
che ci trasudi liquidi umorali
ed un congegno che non si corrompa.
Ho letto che li fanno, tali e quali,
ma non c'è tanto da fidarsi, sai
che se si scopre allora sono guai.”
VIII
"E allora ci vorrebbe una visione,”
-disse don Mario con lo sguardo assente-
“qualcuno che rendesse un'emozione
magari simulando un accidente.
Parlare alla Madonna? Si può fare,
e avremmo pure chi convulsionare.
VIII
Prendi Filippo il bello, lo spazzino.
Quello con tutti i guai che si ritrova
convincerebbe il diavolo, perfino.
Per lui sarebbe il salto, vita nuova,
e ci scommetto che per l'occasione
accetterebbe senza esitazione.
IX
Noi no, che non potremmo, e questo è certo.
Formali ed ingessati a quell'impatto
non tireremmo fuori quel sofferto
che trascendendo concretizzi il fatto.
E' quindi chiaro che se ci si accosta
ci vuole un bello con la faccia tosta.
X
E lui la faccia ce l'ha tosta assai
che quando insegue assenzi e dilazioni
s'inventa ogni secondo mille guai.
Riguardo al bello, poi, sono impressioni
che rivelano tristi, eppur che sono,
che il bello è più credibile del buono."
XI
Parve campato in aria, quel progetto,
ma nel silenzio che ne derivò
i due, solleticati dall'effetto,
scrutavano il riflesso di Totò
fantasticare in quel suo mondo perso
immerso in quel fantastico diverso.
XII
E lui sorrise: 'Giusto, un visionario,
e noi più visionari e squilibrati
da quella tentazione. Eh sì, don Mario,
la mèrita, il paese, un'emozione.
Il progetto è da pazzi. Detto ciò,
ragazzi, siete pazzi ma ci sto!'
XIII
Ci stai?' - fece don Mario pensieroso
"Pensi davvero che si possa fare?
Scherzare si scherzava, anche se coso,
Filippo è proprio in tutto in alto mare
che non dovrei parlare, ma da zitto
dirò che avanzo un anno e più di fitto.”
XIV
"Vedi? Il destino è dalla nostra parte."
intervenne Fabrizio - "E sì perché
del pagherò che si trasforma in arte
Filippo è paladino anche con me
e col suo conto aperto in farmacia
ci inseguiremmo una cavalleria.
XV
"E allora che si chiami il bel Filippo!"
enfatizzò don Mario nell'arringa
"Che gli si dia lo scopo dell'inghippo
e se poi non ci sta, lo si costringa!"
Ciò che pareva un misero architetto
eccitava diggià quel primo effetto.
XVI
"Signori, ma ci state con la testa?"
sorrideva Filippo preoccupato
e manteneva l'attenzione desta
e balzava nervoso d'ogni lato
perché quei tre, novelli carbonari,
erano stati molto e molto chiari
XVII
in quello sgabuzzino riservato
retrobottega della farmacia.
"Certo, lo so, che sono un disgraziato,
però coscienza è pure questa mia…
..."scherza coi fanti e lascia stare i santi'…
no no, macchè, l'inferno tutti quanti!”
XVIII
"E già l'abbiamo in terra, quell'inferno,"
fece don Mario - "e tutto il grande fuoco
che accende in ogni cuore il Padreterno
e che conforta e aiuta e non da poco
però come ogni fuoco brucia pure
alimentando immagini e paure.
XIX
Ma sarammài così tanto crudele
un Dio da condannarci in sempiterno?
E fu bugiardo il tempo delle mele
che non si preoccupò di quell'inferno?
E sarappòi rimedio, la paura,
se il male non è peggio della cura?"
XX
"Ma il filosofo qui non ero io?"
disse Totò mentre s'alzava in piedi
"E in questa storia certo, c'entra Dio
ma poco importa il fatto che ci credi
perché si tratta solo di normale
sèmplice operazione commerciale.
XXI
E quando non si naviga nell'oro
ma si vuole però che la famiglia
possa vivere in pace e nel decoro
si afferra, la fortuna, e la si imbriglia
perché fortuna, onore e gioventù
passati poi non torneranno più.
XXII
E questa qui, Filippo, è l'occasione
ma soprattutto è quello che ci spetta
per quello che ci devi, e non si pone
null'altro che non sia la scelta netta.
Perciò decidi, ma pensando poi
che i cambialoni ce li abbiamo noi."
XXIII
Sbiancò, Filippo, e parve come se
già si perdesse in mistiche visioni -
"Don Mario…Don Totò…Fabrì.. perché…
ma proprio a mè, mannaggia ai cambialoni.
Decidi, è na parola, e come faccio?
Come me spiccio da quest'intrallaccio?
XXIV
"Vabbè, datemi un giorno che ci penso,
tanto se il paradiso può aspettare
figurati l'inferno, e se buon senso
vorrà provare a farvi ragionare
il consiglio che porta poi la notte
vi faccia risveglià coll'ossa rotte."
XXV
E se ne andò, Filippo, sì turbato
ma stuzzicato dalla prospettiva
di togliersi lo stitico dal fato.
"Già, la fortuna quando arriva arriva!"
Però scherzare con la provvidenza
gli pesava un bel po' sull'incoscienza
XXVI
"Certo, sto bene, cosa vuoi che sia!"
fece alla moglie che lo vide scuro
quando s'accorse che la sua Maria
qualcosa sospettava di sicuro
perché quand'era in ansia e molto scosso
sudava e gli veniva il naso rosso.
XXVII
E brontolò, Maria, tutta la sera,
e l'inseguì findentro ai suoi perché
e s'infuriava quando lui non c'era.
Poi si misero a letto fino a che,
mentre inquieta assisteva già la notte,
fu lui che si svegliò coll'ossa rotte.
XXVIII
Ma con la percezione, tra quell'ossa,
che la grande occasione fosse là,
pronta in attesa solo di una mossa
che nel suo cuore aveva fatto già.
Così la sera, naso rosso e via,
s'intrufolò nel retro farmacia.
XXIX
Ed ogni sera lì, per giorni e giorni,
ognuno ad attenuare i dubbi altrui,
Filippo a delinearsi in quei contorni,
Totò giustificandone i per cui
Mario pronosticando arrivi in massa
Fabrizio già sognando in pronta cassa,
XXX
con quella presunzione d'innocenza
che tutto fosse fatto a fin di bene,
che tutto fosse in fondo provvidenza
come il sangue che scorre nelle vene
e sperando perciò dall'evidente
che la coscienza non rischiasse niente.
XXXI
E venne il giorno. I tre seduti in tondo
a far finta di leggere un qualcosa
mentre Filippo, màdido là in fondo
non certo per la gran giornata afosa,
giunto nei pressi e alzatosi nel viso
si aprì nel suo fantastico sorriso.
XXXII
"Madonna!" - sussurrava - "Sì Maria…"
"Filì, checciài, cheffà ti senti male?"
"Sarà sto caldo, e cosa vuoi che sia."
"Senti, parla con gli angeli." -"Col sale?
"Ma no, meglio l'aceto, sempre detto."
"Fàtelo respirare, poveretto!"
XXXIII
Ma Filippo insisteva in quel sorriso
finchè, posto un ginocchio a mezza altezza,
volse lo sguardo al mondo condiviso
recuperò di colpo l'altra mezza
ed esclamò:"M'ha detto qualche giorno,
d'aspettare, che poi farà ritorno.
XXXIV
M'ha detto ch'è la Vergine Maria
e m'ha chiamato figlio prediletto…"
"E non ti manca certo fantasia!"
"Ti dico che l'ho vista, me l'ha detto!"
"Sì sì, ma adesso vatti a riposare
perché mi sembri ancora in alto mare."
XXXV
"Dai che t'accompagnamo!" - "Grazie, no,
ce la faccio da solo, grazie assai"
Ma solo non rimase neanche un po'
perché la voce s'era sparsa ormai
e un vociare di bimbi tutt'intorno
gli rallegrò la strada del ritorno.
XXXVI
"Madonna, e ci mancava solo questa"
disse Maria sperdendo quel codazzo
"A casa, via, finita già, la festa!
Filippo, cos'è stato! Ma sei pazzo?
Vieni, sièditi qui, perché sta storia
mi pareva d'avèrcela, in memoria."
XXXVII
"Non so che è stato, non lo so Maria!"
fece Filippo - "Ma ritornerà.
Ma no, quale bevuto, che pazzia,
l'ho vista, mi parlava, stava là!"
Certo che son sicuro, certo sì
e m'ha detto che torna giovedì"
XXXVIII
"Eccolo là, l'appuntamento ha preso!"
"Sicuro, tornerà di nuovo lì!"
sbottò Filippo con lo sguardo offeso
ma ben sapendo che quel giovedì
essendo il solo giorno di mercato
tutto il paese avrebbe presenziato.
XXXIX
Faceva parte dell'accordo, quello,
studiato e ristudiato a tavolino
coi giovedì prescelti e per suggello
che suggerisse un frèmito divino
una delle boccette di Fabrizio
dare essenza di rose all'artifizio.
XL
E giovedì puntuale nel sorriso
fu lì, col quel ginocchio a mezza altezza,
lo sguardo assente al mondo condiviso
mentre recuperava l'altra mezza
e bisbigliava un'ave a mezza voce
segnandosi col segno della croce.
XLI
"Attenti, che il maligno si traveste"
tuonava don Pasquale l'arciprete
"e serpeggiando alligna come peste
che aborre l'acqua dove più c'è sete!"
poi si chiedeva cupo:"Ma perchè
se fosse Lei non viene anche da me!"
XLII
E interrogava duro ed insistente:
"Tu fumi chissaqquali porcherìe,
Filippo, e incanti tanta buona gente
ma attento, cave canem, sine die!"
Filippo sorrideva e a mezza voce
si segnava col segno della croce.
XLIII
E per tre mesi continuò così!
Però passava il tempo ma l'impresa
restava circoscritta al giovedì.
Certo la gente intenta a far la spesa
ne discuteva assai, ma in verità
la discussione poi moriva là.
XLIV
Finquando in una sera di foschia
il figlio di don Mario in motorino
sbandò, perse il controllo e in men che sia
corse di schianto incontro al suo destino.
"Don Mario... si signora... è grave assai,
è in coma e può non risvegliarsi mai."
XLV
"Il casco al braccio,questi ragazzini...
come se questa vita fosse un gioco
da consumare in fretta e motorini,
come se già di suo non duri poco.
Signora, pur se in tutto non dispero,
ci vorrebbe un miracolo davvero."
XLVI
Cuori di mamma e palpiti smarriti,
a confrontarsi ormai sempre più spesso
con quell'asfalto e con quei tristi riti.
"Il casco no, che non l'aveva messo…
lo adorava, quel gel che lo condanna…
lo faceva più alto d'una spanna…
XLVII
No, dall'amore non c'è mai difesa
perché non pensi mai possa tradire
e la condanna è proprio alla sua resa…
la colpa è mia, dovevo intervenire…"
Don Mario accanto, cupo a capo chino,
temeva fosse il monito divino.
XLVIII
"Ma la speranza è ancora dono immenso."
sorrideva quel pianto già sconnesso
di quella mamma che inseguiva un senso
"Abbiamo la Madonna in casa, adesso.
Io vado da Filippo, è giovedì."
Don Mario a quel pensiero inorridì.
XLIX
Ma non potè fermarla, proprio no.
Quella speranza con un cuore intorno
non poteva stroncarla e per un po'
l'accompagnò nel farsi quasi giorno.
Poi la lasciò: "Non ce la faccio, va',
Filippo è buono, lui ci aiuterà."
L
Filippo il bello che diventa buono.
Che strana, questa vita. Quasi un gioco.
Lui che cercava di trovare il tono,
lei che chiedeva udienza in alto loco,
don Mario indietro con il mondo addosso,
un naso che tornava a farsi rosso.
LI
Quel giovedì fu doppio, quel sorriso,
doppie quelle ginocchia a mezza altezza,
doppio lo sguardo al mondo condiviso
cercando quasi mai quell'altra mezza,
infiniti, quegli ave a mezza voce
ognuno col suo segno e la sua croce.
LII
"Sorride , la Madonna?" - "Si signora."
"Buon segno allora forse." - "Forse sì.
Però bisognerà pregare ancora."
"Per il mio bimbo faccio notte qui..."
Poco alla volta, intero quel paese
pregando tralasciò mercato e spese.
LIII
Sette giorni d'incroci ed inginocchi
sette notti di sèggiole ed affetti
tanto concreti da sentirne i tocchi
e il giovedì seguente i primi netti
segnali di ripresa: "Si, migliora,
si salverà di certo." disse allora
LIV
l'incrèdulo dottore - "E se la scienza
s'inchina innanzi a casi eccezionali
solo il confido nella provvidenza
consente di spiegarli come tali."
Miràcolo! Certezza d'utopìa
si propagò di colpo in ogni via.
LV
E delirio ed ebbrezza e grande festa
e poi televisioni e giornalisti
e processione con Filippo in testa
a percòrrere i luoghi che li ha visti,
protagonisti e carbonari insieme,
gettare la speranza di quel seme.
LVI
E don Pasquale già convinto e fiero
a condurre le lodi tra la ressa
che invadeva quei luoghi per intero
"Preghiamo per la grazia già concessa
figliuoli, e che le Sue visitazioni
contìnuino a sorriderci nei toni."
LVII
E Filippo, puntuale nel sorriso,
pronto col suo ginocchio a mezza altezza
e quello sguardo al mondo condiviso.
Ma nell'attimo poi dell'altra mezza
confusamente si sentì pervaso
ed un qualcosa gli riaccese il naso.
LVIII
E poi sbiancò di colpo, eh sì perché
adesso la vedeva perdavvero,
la Celeste Signora, e come se
sentisse in cuore un alito leggero
rimase col sorriso prestampato:
"Ma allora quel miracolo c'è stato!"
LIX
E Lei: "Certo, Filippo, quello vero.
Te l'ha concesso il Padre mio Figliuolo.
Ma no, c'ero già prima! E sì che c'ero,
e mica sei rimasto mai da solo.
Tu non vedevi, ma nel Suo progetto
eri diggià quel figlio prediletto.
LX
L'essere buoni e giusti unitamente
è complicato pure per un Dio
ed in ogni miracolo evidente.
Per questo allora il vostro Padre e mio
vi si concede ed ogni incongruenza
si forma e si conforma in Sua parvenza.
LXI
La gloria di colui che tutto muove
per l'universo penetra e risplende
in una parte più e meno altrove.
Nel ciel che più della sua luce prende
potrete poi comprenderne il disegno,
Filippo, è questo il segno del Suo regno.
LXII
E quel disegno si avvarrà di te."
Gran giorno, fu quel giorno! E da quel giorno
nella piazzetta in alto adesso c'è
una iscrizione con i fregi intorno
incastonata in un celeste ordito
che dona una speranza d'infinito.
LXIII
E tanti alberghi e tanta ormai la gente
e ristoranti e mense e bancarelle
e un gran da fare intorno e che si sente,
impresso in fondo al cuore e sulla pelle
intenso e condiviso dal sorriso
che la speranza accende in ogni viso.
LXIV
Ed una chiesa nuova e grande e bella,
alta che par con Dio ci parli già
ma dietro al campanile, accanto a quella
la piccola chiesetta è sempre là,
colorata d'antico e d'emozione
intatta in quella eterna dimensione
LXV
di eterna utilità della memoria.
E se l’eterna lotta contro il male
che di memoria faccia eterna gloria
donasse al male dignità totale
potrebbe forse, quella dignità,
accettarsi come necessità?
LXVI
Peccato originale necessario.
Chissà. Ma è quell’inciso, ad affrescare
il vecchio contraltare del Rosario,
con giù, tre carbonari ad osservare
composti tra una Vergine ed un santo
un naso rosso ed una mamma accanto.

Giovanni Piazza
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