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Prof.Andrea Velardi:Le ragioni di Eleonora Moro...

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Prof.Andrea Velardi:Le ragioni di Eleonora Moro...

Messaggio  Giuseppe La Delfa il Lun 19 Lug 2010 - 14:59

Le ragioni di Eleonora Moro, la donna che aveva intuito i mali della Repubblica Italiana.

Oggi 19 Luglio è morta Eleonora Chiavarelli, la vedova di Aldo Moro, compagna fedele dello statista ucciso dalle Brigate rosse dopo quei 55 giorni di sequestro i cui misteri e le cui ombre sono noti tutti. Aveva quasi 95 anni, abbastanza per poter vedere quanto giuste fossero le sue rimostranze verso un sistema di apparati e di formalismi giuridico-politici cui non sempre corrispondeva una sostanziale rete di rapporti umani fondati su una disinteressata moralità e passione civile. Non voglio riprendere qui le questioni legate ai motivi, più o meno manifesti, che hanno ispirato e suffragato la "linea della fermezza" voluta e sostenuta con ostinazione sia dall'establishment della DC sia, è bene ricordarlo, dal Partito Comunista che si oppose più volte nella persona di Enrico Berlinguer all'apertura di spiragli e di possibilità di condurre una trattativa. Solo verso la fine tramite Fanfani e Craxi si arrivò al cambio di prospettiva, ma era troppo tardi. Cossiga oggi dice che le Brigate Rosse non si erano rese conto di avere vinto e che se avessero processato, condannato Moro e poi lo avessero consegnato vivo in omaggio alla richiesta di Paolo VI avrebbero ottenuto il loro vero successo. Continua a difendere le ragioni della linea della fermezza e distingue tra il cattolicesimo sociale di Moro e il cattolicesimo liberale cui lui ha ispirato la sua vita politica: "Moro era un cattolico sociale più che un cattolico liberale. Più Mounier che Maritain. Respingendo ogni suggestione liberale e idealista, Moro considerava lo Stato una sovrastruttura tecnica della società civile, e quindi non considerava lo Stato titolare di un prestigio più importante della salvezza della sua famiglia, come di qualsiasi altra famiglia, o dell’interesse del suo Luca, come di qualsiasi altro Luca». Questa distinzione non mi convince, ma non riesco a vedere colpe consapevoli in Cossiga per come ha svolto il suo ruolo di Ministro dell'Interno essendo contemporaneamente il più intimo discepolo e amico di Moro. Limiti sì però come anche l'ex Presidente della Repubblica riconosce oggi: non aver voluto constatare il ruolo della disinformazione, la demolizione dei servizi, gli errori (voluti?) del KGB, la mission inquinante della P2. Secondo me Cossiga si è reso conto negli anni di avere peccato di ingenuità, dal momento che non penso abbia tramato contro il suo mentore e padre politico. La sua depressione, i suoi capelli bianchi, la malattia alla pelle non possono non farci pensare che abbia vissuto con pathos vero e sincero quelle settimane in cui qualsiasi politico e ogni cittadino si sarebbe trovato smarrito.

Fine prima parte


Ultima modifica di Giuseppe La Delfa il Lun 19 Lug 2010 - 15:17, modificato 2 volte


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Prof.Andrea Velardi:Le ragioni di Eleonora Moro...

Messaggio  Giuseppe La Delfa il Lun 19 Lug 2010 - 15:03

Seconda Parte
Le ragioni di Eleonora Moro, la donna che aveva intuito i mali della Repubblica Italiana.

Ma, a parte il benificio dello spaesamento e della incertezza e senza ricorrere alla facile demagogia del senno del poi, rimane un punto centrale sul quale la signora Moro ha dato una lezione che permane nella sua integrità e nella sua coerenza. La sua fedeltà, la sua caparbietà, la sua ostinazione le avevano fatto comprendere quello che era sfuggito al freddo calcolo dei partiti, alle astratte e bizantine formule della Ragion di Stato, alle regole farisaiche che sottendevano gli equilibri laboriosi, appesantiti, foschi della compagine politica italiana. La genuina passione di Eleonora Moro le ha fatto intuire quello che Cossiga ha dovuto ricostruire e ripensare macchinosamente a posteriori. La mente materna e innamorata di una donna ha compreso, con cieca e inconsapevole lungimiranza, che la messa in scena dei poteri non corrispondeva alla verità dei fatti e delle azioni che quei poteri esprimevano nella loro pratica quotidiana della politica, legati ad un contesto internazionale in cui, per altre vicende e per altri destini, i legami con le due superpotenze della guerra fredda e con i loro servizi segreti, applicava regole create caso per caso, creando eccezioni, cadendo in contraddizioni oppure semplicemente infischiandosene di quel rispetto delle forme democratiche che oggi possiamo dire essere stato, per gran parte, un problema di facciata più che di sostanza per la politica italiana.
Non è il momento di riaprire facili processi, nè di affidarsi al rito pericoloso di addossare responsabilità e colpe a chiunque come spesso hanno fatto la stessa signora Moro e la figlia Maria Fida in modo, a mio parere, eccessivo e indiscriminato. Ma come sarebbe stupido continuare ad indulgere in una dietrologia che offende l'intelligenza storica e le capacità di immedesimazione della mente umana, così sarebbe altrettanto stupido non dire, una volta per tutte, che Eleonora Moro aveva intuito quella che oggi è una evidenza incontrovertibile: Moro poteva essere salvato senza che la Ragion di Stato ne avesse a soffrire. Moro poteva essere salvato senza dare troppo peso agli effetti degli spauracchi di crisi democratica cui il governo del tempo aveva appeso tutta la sua strategia. Più semplicemente: Moro poteva essere salvato e non si fece di tutto per salvarlo. C'era chi sapeva e chi poteva, ma, per ragioni oscure, non agì secondo la finalità suprema: liberare Moro con i mezzi che lo Stato possedeva, non andando contro alla Ragion di Stato, ma adempiendo ai doveri dello Stato. C'era però chi faceva pendere la bilancia (capziosamente?) più sui fantomatici diritti dello Stato che sui sacrosanti doveri dello Stato medesimo. Quello stesso Stato che voleva difendere la sua integrità costituzionale e democratica, tradì il suo mandato di garante della vita dei suoi cittadini e dei suoi governanti proprio mentre inseguiva l'artificioso miraggio di far convivere gli assi portanti della repubblica con l'umanesimo insito in ogni sogno di realizzazione della democrazia. Il sogno cui Moro aveva dedicato la sua vita sulla scia di De Gasperi.
Se le leggi del cuore hanno portato spesso la famiglia Moro ad eccedere nella lettura complottistica e nell'additare con superficialità i colpevoli presunti e conclamati (si veda il loro atteggiamento verso alcuni leader della DC di allora), d'altra parte sono proprio quelle stesse leggi del cuore che ci hanno consegnato in Eleonora Moro una incarnazione di quella passione civile, di quella coerenza incorruttibile, di quell' ardore etico di cui dovrebbero essere intrisi i rapporti tra le istituzioni e la società civile e tra i politici medesimi.
La vedova Moro sarebbe potuta diventare un leader politico essa stessa, ma preferì restare proprio dalla parte della società civile offesa e raggirata, che spesso è e resta anonima per i potenti del nostro paese. E dunque se avremmo potuto avere in lei un punto di riferimento imprescindibile della nostra politica, memoria costante e tremenda dell'evento più tragico della nostra storia repubblicana; se avremmo potuto avere in lei l'espressione massima di quelle mogli coraggiose che dopo la morte dei mariti assumono in prima persona l'onere della testimonianza, abbiamo avuto invece in Eleonora Moro una donna e una cittadine onesta, rimasta attaccata e immersa con sublime e tenera coerenza in quella anonima società civile che lei sentiva tradita e che sapeva essere il vero asse portante della vita democratica di un paese.
Questa è stata la testimonianza della signora Moro. Un monito per la classe politica italiana che continua a pensare di poter restare autoreferenziale, chiusa nei riti di palazzo, sorda alle lacrime e alle sofferenze del suo popolo. Anche se questo atteggiamento finora è stato, almeno in apparenza, vincente!
Per una fatale coincidenza Eleonora Moro se n'èandata via nel giorno in cui fu ucciso Paolo Borsellino. In questo caso la lettura parallela di molti eventi non è peregrina e non serve per permettere lo sfoggio di conoscenza storica e dare alla scrittura e all'autore l'occasione di uno sfogo narcisistico di dialettica a tutto campo. Quello che sta emergendo in questi mesi sulla ben nota trattativa tra Stato e mafia non è altro che l'epitome della parabola di infingimenti e tattiche oscure della prassi democratica del nostro paese contro cui Eleonora Moro aveva combattuto. E viene da chiedersi se i lambiccamenti avanzati per sostenere la linea della fermezza non si disintegrino come neve sotto i raggi di un sole minaccioso e opprimente dopo tutto quello che oggi sappiamo sugli anni di piombo (ma davvero meglio dire plumbei come nell'originale francese del film della Von Trotta, poi storpiato nella traduzione all'italiana, non in italiano!), sulle stragi mafiose, sulla Trattativa, sulle connivenze tra apparati dello stato e criminalità.
Fine seconda parte


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Prof.Andrea Velardi:Le ragioni di Eleonora Moro...

Messaggio  Giuseppe La Delfa il Lun 19 Lug 2010 - 15:10

Le ragioni di Eleonora Moro, la donna che aveva intuito i mali della Repubblica Italiana.

Terza parte.
Nel 1978 per protesta partecipò ai funerali degli uomini della scorta, trucidati nel blitz delle Brigate rosse in via Fani e rifiutò i funerali di Stato per il marito. Tutti ricordiamo il lamento di Paolo VI che in un solitario dialogo con Dio lo rimproverava di non averlo ascoltato. Lui e Dio, ad occhi chiusi, senza sguardi ai politici seduti fra i banchi che guardavano atteriti il Pontefice litigare con il suo Signore in preda ad un pathos umano di insuperata compassione per i laceranti e oscuri destini della vita da parte di un rappresentante della Chiesa. La stessa che espresse quando dal Palazzo del Vaticano gridò sommessamente: Mi inchino a voi uomini delle Brigate Rosse! Ma qualcuno corresse il testo aggiungendo a quel "Liberate Moro" un "senza condizioni" che il papa non aveva inserito precedentemente.
Alla luce dei misteri della Trattativa e dell'intreccio oscuro di forze della Mafia, dell'Antistato e dello Stato attorno alle stragi di Falcone e Borsellino possiamo dire con tremante certezza che Eleonora Moro aveva intuito con il suo candido e feroce genio femminile la differenza tra essere e apparire della democrazia italiana. E a distanza di anni dire: aveva ragione lei, bisognava fare quello che diceva lei.
Nel gioco delle ombre e delle luci di quel periodo, della sostanza e dell'apparenza, delle opacità e delle trasparenze, rimane una realtà cocente: il corpo senza vita di Moro riverso nel portabagagli della Renault 4 targata N56786 nascosto alla vista da una plaid insanguinato. Lo spirare della Repubblica italiana insieme a lui a metà tra Botteghe Oscure e Piazza del Gesù.
Una morte che doveva ricadere sulla DC secondo le parole di Moro e così è stato.
Ma oggi vorremmo sottacere per un attimo la crudezza delle accuse e degli anatemi di Moro contro gli uomini della Democrazia Cristiana. Vorremmo riconoscere soltanto le virtù di una donna fuori dal comune proprio perchè intensamente e ostinatamente comune. E ricordare un politico che alla sottile arte delle convergenze parallele sapeva unire umanità vera, dolcezza, attaccamento meraviglioso alla vita e alle sue vere gioie, quelle dell'amore e dell'affetto e salutava la moglie dalla sua prigione con queste parole giocate sul dramma dell'apparenza, quella vera, quella del vedere, del toccare, del sentire le più autentiche energie umane, cui anche la politica dovrebbe convertirsi al più presto: "Ti abbraccio forte, Noretta mia, morirei felice se avessi il segno della vostra presenza, sono certo che esiste, ma come sarebbe bello vederla". Vederla, appunto!
Riflessioni del prof. Andrea Velardi del 19 Luglio 2010 ore 12,35


Fine Buona lettura Pippo



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