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Il prof. Sammartino Filosofo, Poeta , educatore

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Il prof. Sammartino Filosofo, Poeta , educatore

Messaggio  Giuseppe La Delfa il Mar 23 Feb 2010 - 16:04

"I VUOTI DELL'ANIMA" di Giuseppe Sammartino

E' bello vedere che il prof. Giuseppe Sammartino, educatore e filosofo,pone al centro di una matura riflessione quei pensieri tipici delle "menti pensanti" tra gli adolescenti nei quali, purtroppo quasi sempre, restano allo stato grezzo o addirittura nel bozzolo.
E' bello perché egli da una dozzina di anni è anche dirigente di un istituto superiore, il Liceo linguistico provinciale di Agira, e, quindi, primo responsabile della educazione culturale di centinaia di studenti cui non può certamente fare mancare, nelle occasioni in cui ciò si rende possibile sia direttamente che tramite i docenti incaricati, messaggi-ponte di più compiuta spiritualità.
Sono certo che quei giovani liceali in cui albergano ansie- turbamenti-dubbi esistenziali,ma anche quelli che in maniera apparente non manifestano le stesse ansie con concreti interrogativi,avranno almeno una occasione in più per trovare la passerella che consenta loro attraversare un difficile se non pericoloso guado nel turbinio delle correnti formative, sì da potere crescere oltre la conoscenza delle nozioni prettamente didattico-istituzionali e potere così sradicare alla base probabili forme di devianti depressioni.
Leggendo "I vuoti dell'anima" ho capito come l'Autore è indotto dalla propria natura a "comprendere" senza pretendere di essere compreso, a "giustificare", a "perdonare", a offrire possibilità di recupero orientando la correzione di una rotta che ai suoi occhi si profili errata. Ho anche capito che tanto Educatore ha fissato, per se stesso e per gli altri (tutti gli altri: parenti, amici, conoscenti,colleghi, discenti) alcuni paletti etico-morali, pochi ma irrinunciabili: onestà, correttezza, sincerità, dignità, buona fede nell'agire,carità.
Fortunati quegli studenti "propensi" che hanno la fortuna di incappare nella sua orbita perchè ne ricaveranno uno stile comportamentale utile in ogni circostanza della propria vita. Loro stessi non mancheranno di traslare ad altri, in ciascun ambito di frequentazione, metodologie utili ad affrontare i problemi e le problematiche della vita.
Chi, tra quelli che hanno di positivo da dire, non si rifà ad un qua1 che "maestro" che ha segnato incisivamente, con l'esempio e con le parole, a volte anche solo con lo sguardo, il proprio modo di essere?
Il prof. Sammartino è visto, nei luoghi dove ha operato e opera,
come un "operatore culturale puro". Ed io, che l'ho osservato in attività di lavoro in un giorno qualunque, ho notato come riesce a non trascurare "il particolare" di qualsiasi delle cento iniziative che affronta contemporaneamente senza mai negarsi e senza mai nulla escludere dalla sua sfera di azione.
Con piacere ho scoperto che egli è, come me, originario di Leonforte (ma lui c'è nato), e che come me ha frequentato il Ginnasio di quella città agli inizi degli anni sessanta: eppure, non c'eravamo mai incontrati. Ci siamo reciprocamente presentati ora,il 13 febbraio 2010.
Tra le righe del volume "I vuoti dell'anima" (dove pure mi sarebbe però piaciuto leggere un capitolo dedicato agli altri esseri viventi fuori dall'uomo) si percepisce come l'Autore viva una vita "parallela" a quella "anagrafica", una vita non ufficiale in una "società" dove non trovano posto il denaro né il potere né la consorteria, dove "materialismo" è una parola senza senso. Si tratta di una società dove ci si può ritrovare l'uomo comune che vuole liberarsi dalle frustrazioni cui è sottoposto negli ambienti di tutti i giorni in quanta là c'è la soluzione del suoi problemi attraverso la "riduzione" degli stessi a pura banalità, a pura illusione, a puro inganno perpetrato dal "male" per tenere l'uomo lontano dalla strada della "verità". Vi si percepisce forte, in quanto “quasi” dichiarato, l’orgoglio dell’essere “ uomo-non animale”.

In una bene articolata "circolarità" che va dalla origine dell'universo e della umanità per volontà di Dio alla funzione della morte,del dolore e del male, dalla rivelazione del Cristo alla ricerca dell’eternità e alla dottrina della speranza sino al messaggio d'amore agli uomini di buona volontà, il prof. Sammartino ha maturato una propria concezione della possibile origine dell'uomo e della sua possibile "predestinazione", quindi del suo "fine ultimo" nel progetto cosmico del Creatore (più credenze religiose confluiscono,infatti,nel suo pensiero che resta, sempre e comunque,"cristiano").
L'immortalità cui aspira l'uomo (anche se la società nel suo insieme non ha ancora imboccato, ad oggi, il percorso giusto più volte indicato da singoli pensanti) potrebbe coincidere con la riconquista di uno "status" spirituale "positivo" qualora si volesse vedere nell'uomo, contemporaneamente presenti, l'angelo-il Bene e il demonio-il Male, e l'uomo stesso come la casa in cui albergano "inferno-purgatorio-paradiso", luoghi "interiori" dove ciascun individuo decide di abitare conformemente al proprio "modus vivendi" determinato dalle virtù e dai vizi di mille generazioni di antenati.

prof. Filippo Maria Provitina
fine prima parte . Segue


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Il prof. Sammartino Filosofo, Poeta , educatore

Messaggio  Giuseppe La Delfa il Mar 23 Feb 2010 - 16:07

"I VUOTI DELL'ANIMA" di Giuseppe Sammartino

Seconda parte
La esteriorizzazione delle scelte interiori, qualora volte al bene, nella concezione dell'Autore porterebbe all'agognato "progresso" il cui punto di arrivo è il raggiungimento della "perfezione",la compenetrazione in Dio e,quindi,la "immortalità". Ovviamente,in quel momento l'essere umano non sarebbe più prigioniero della materia.
In effetti, l'essere più grossi o più pesanti di altri magri e leggeri, l'essere più muscolosi e atletici di altri macilenti, ha forse condizionato la maggiore intelligenza? Si sa teoricamente che alcune centinaia di grammi di cervello, cui si facessero arrivare gli "input" conoscitivi dei cinque sensi e gli si desse modo di esprimersi in un qualche modo, non darebbero risposte più limitate di quelle che potrebbe dare un individuo che pesi centotrenta chilogrammi.
In fondo, il cibo (e per esso il denaro che serve ad approvvigionarsene e in nome del quale si compiono le più terribili nefandezze) è solo un carburante energetico necessario ad alimentare quella mente che, nel pensiero dell'Autore, è solo uno strumento indispensabile per pensare al "creatore di tutte le cose visibili e invisibili". Il corpo nel suo insieme viene visto come un contenitore del vuoto dell'anima in cui si dibatte con angoscia l'uomo ostinatamente aggrappato alla presunzione di non aver alcuno che lo sovrasti, nemmeno il suo stesso Creatore, tanto da preferirgli il “nulla” dimenticando persino che nulla dal nulla potrà mai generarsi.
Ma anche in questo vizio del pensiero umano l'Autore vede un indizio della necessità d’immortalità dell'uomo e,quindi, del suo destino di raggiungere, volente o nolente ma paradossalmente nella piena libertà di scegliere, la "perfezione" cui , sostiene il Sammartino, è stato destinato all'atto della creazione. E altro indizio l'Autore coglie nell'ansia con la quale l'uomo cerca, attraverso la scienza, di penetrare i segreti del cosmo, quasi a volere riempire,con scoperte sempre più avanzate,il vuoto che avverte nella propria anima.
E' una questione di tempo, importante per l'uomo,irrilevante per Dio. Alla fine del "progresso" dell'essere umano c’è, per il prof. Sammartino, il raggiungimento della "perfezione": ma è una perfezione che dovrebbe smaterializzare la stessa struttura corporea del vivente al punto da renderla "amorfa" come amorfa può essere la struttura degli angeli? Se così è, forse, ci saremmo già dovuti, allora, purificare dal peccato originale!
Quella di Giuseppe Sammartino,torno a dire, è certamente una "bella' riflessione, "bella" soprattutto perchè affronta i misteri profondi del nostro "essere" offrendo spunti positivi di soluzione sicuramente ispirati ad un profondo senso della cristianità che non è solo un fatto di religione, di "credo", bensì d’accettazione dei valori pregnanti provenienti dall'insegnamento di Gesù e di ripensamento critico alla luce di questi, dei messaggi in codice contenuti nel libro del libri. La ripetitività di taluni assiomi è solo apparente in quanta serve a meglio fissare, in altro contesto del volume, tasselli fondamentali del "pensiero guida".
Chiudo Questa mia interpretazione di "I vuoti dell'anima" denunciando una affinità di pensiero tra me e l'Autore, affinità derivante innanzitutto dalla libertà di non trovarci imbrigliati in dottrine acquisite in correnti di pensiero specialistiche e, poi, dal coraggio di non distinguere per pregiudizio tra i postulati di una religione piuttosto che di un'altra e tra queste e la scienza. Anche per questo lo scorrevolissimo testo del prof. Sammartino non perde l’occasione di svilupparsi tra i meandri onirici della psiche e tra faticosi approfondimenti scientifici in terreni che potrebbero essere propri sia della sociologia che della fantascienza.
L'Autore, assemblando una gran moltitudine di "intuizioni" che gli sono sembrate prossime alla "verità" (e ciò sino a quando il testo era in finitura di stampa, come tradiscono gli accorgimenti tipografici adottati), è riuscito in pratica a sviluppare un difficilissimo terna filosofico senza fare filosofia, dando corpo di lettura a riflessioni che,in genere, raramente si riescono a fissare su carta, specie in questa nostra epoca informatica caratterizzata da una forsennata corsa dietro a immagini preconfezionate che nulla hanno a che dividere con lo spessore espressivo dei dialoghi e dei soliloqui e con il raffinamento della parola come mezzo di comunicazione meditato e responsabile. E questo affermo senza nulla togliere alle enormi possibilità offerte da "internet" se saputo utilizzare entro gli spazi approssimativi per i quali è stato sino ad oggi "concepito" dai suoi inventori e gestori.
Filippo Maria Provitina Dirigente Superiore nella Regione Siciliana nonché docente di glottologia e linguistica presso l’Istituto Superiore di giornalismo di Palermo e l’Università Kore di Enna

Buona lettura. Pippo


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