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Perchè insegnare la Storia dell'Arte
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Perchè insegnare la Storia dell'Arte
Perché insegnare la storia dell' arte
Repubblica — 05 aprile 2008 pagina 1 sezione: NAPOLI
"Perchè insegnare la storia dell' arte". Così si intitola, senza punto interrogativo finale - e quindi in senso assertivo e, direi, imperativo - un aureo volumetto di Cesare de Seta ora pubblicato da Donzelli. Poiché nel "bel Paese", che ai suoi tanti capolavori d' arte deve fama e fortuna, la storia dell' arte sembra essere materia complementare o succedanea a quella della letteratura, della filosofia, delle scienze. De Seta percorre i vari motivi che invece ne renderebbero necessaria e indispensabile l' insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado partendo dalla "riforma Gentile" (1923) che introdusse la materia nei licei classici fino ai nostri giorni, proponendo nuovi metodi che superino l' attuale degrado fatto di approssimazione nozionistica scollegata dal concreto contesto di un patrimonio nazionale che comunque richiama turisti e studiosi da ogni parte del mondo. Ma non bisogna pensare che "Perchè insegnare la storia dell' arte" sia un libro normativo o un libello polemico. Con l' eleganza di una scrittura che è la cifra consueta di De Seta, il libro spazia dal crepuscolare ritratto gaddiano di una "signorina" insegnante di storia dell' arte e dei suoi giovani allievi innamorati, ad un esame dei manuali scolastici tra i quali primeggia il mitico "Argan", frutto anche delle spinte sprovincializzanti del '68. Non manca la contesa tra letteratura e filosofia, per l' appropriazione della materia, né quella tra storicisti e formalisti, o il maldestro confondersi della conoscenza dell' arte con le pratiche manuali delle tecniche pittoriche, alla base di pasticci perduranti nella scuola media come nelle Accademie di belle arti. è la "doccia scozzese" provocata da George Kubler (nel volume "La forma del tempo", pubblicato dalla casa editrice Einaudi nel 1989): basta con l' arte intesa come linguaggio simbolico. Poiché questa concezione paga un prezzo altissimo, trascurando l' arte come sistema di relazioni formali. Nelle relazioni formali i contrasti si frammentano all' infinito. Nella complessa società contemporanea la definizione dell' arte come sistema di relazioni formali importa più del significato, allo stesso modo che la parola importa più della scrittura, poiché l' una precede l' altra e la scrittura non è che un' applicazione particolare della parola. Così Cesare De Seta, con la consapevolezza e la competenza dello storico dell' arte e dell' architettura, che ha dedicato decenni alla docenza universitaria, propone linee di metodo per una nuova dimensione dell' insegnamento e dell' apprendimento. Sfogliando le pagine del libro questi temi affiorano con chiarezza. E vengono trattati in maniera comprensibile, anche si tratta di riflessioni complesse. Ecco delineata un' altra caratteristica del volume. Emerge in altri termini l' idea di una disciplina che sappia dialogare con storia e letteratura. Non una storia di capolavori e di maestri, ma una conoscenza approfondita che sappia avvicinare i giovani al nostro immenso patrimonio di oggetti d' arte, musei, città e paesaggi. Un patrimonio invidiato in tutto il mondo, eppure spesso minacciato dall' abbandono, dall' incuria, dalla mano stessa dell' uomo, come raccontano le cronache di tutti i giorni. Ecco, dunque, "Perché insegnare la storia dell' arte". Ecco il senso della riflessione di De Seta. Si tratta di uscire da una situazione paradossale, che vede l' insegnamento della storia dell' arte privo di qualsiasi rapporto con la concretezza di un inestimabile patrimonio nazionale; e questo mentre l' arte è diventata una delle merci più richieste dai consumatori di turismo che si aggirano per il pianeta.
Ma l' assunto fondamentale del libro, ripreso in quarta di copertina, è che «difendere i paesaggi reali dipinti da Piero della Francesca è importante quanto difendere le sue tele; educare i giovani a intendere l' uno e l' altro è assicurare che quel paesaggio e quel dipinto costituiscano un' eredità di bellezza da trasmettere alle future generazioni». Il capitolo che più piace, e che bisognerebbe rendere obbligatorio ai tanti professori di questa bistrattata materia, è quello nel quale si richiama la "doccia scozzese".

- MARIO FRANCO
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/04/05/perche-insegnare-la-storia-dell-arte.html
Repubblica — 05 aprile 2008 pagina 1 sezione: NAPOLI
"Perchè insegnare la storia dell' arte". Così si intitola, senza punto interrogativo finale - e quindi in senso assertivo e, direi, imperativo - un aureo volumetto di Cesare de Seta ora pubblicato da Donzelli. Poiché nel "bel Paese", che ai suoi tanti capolavori d' arte deve fama e fortuna, la storia dell' arte sembra essere materia complementare o succedanea a quella della letteratura, della filosofia, delle scienze. De Seta percorre i vari motivi che invece ne renderebbero necessaria e indispensabile l' insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado partendo dalla "riforma Gentile" (1923) che introdusse la materia nei licei classici fino ai nostri giorni, proponendo nuovi metodi che superino l' attuale degrado fatto di approssimazione nozionistica scollegata dal concreto contesto di un patrimonio nazionale che comunque richiama turisti e studiosi da ogni parte del mondo. Ma non bisogna pensare che "Perchè insegnare la storia dell' arte" sia un libro normativo o un libello polemico. Con l' eleganza di una scrittura che è la cifra consueta di De Seta, il libro spazia dal crepuscolare ritratto gaddiano di una "signorina" insegnante di storia dell' arte e dei suoi giovani allievi innamorati, ad un esame dei manuali scolastici tra i quali primeggia il mitico "Argan", frutto anche delle spinte sprovincializzanti del '68. Non manca la contesa tra letteratura e filosofia, per l' appropriazione della materia, né quella tra storicisti e formalisti, o il maldestro confondersi della conoscenza dell' arte con le pratiche manuali delle tecniche pittoriche, alla base di pasticci perduranti nella scuola media come nelle Accademie di belle arti. è la "doccia scozzese" provocata da George Kubler (nel volume "La forma del tempo", pubblicato dalla casa editrice Einaudi nel 1989): basta con l' arte intesa come linguaggio simbolico. Poiché questa concezione paga un prezzo altissimo, trascurando l' arte come sistema di relazioni formali. Nelle relazioni formali i contrasti si frammentano all' infinito. Nella complessa società contemporanea la definizione dell' arte come sistema di relazioni formali importa più del significato, allo stesso modo che la parola importa più della scrittura, poiché l' una precede l' altra e la scrittura non è che un' applicazione particolare della parola. Così Cesare De Seta, con la consapevolezza e la competenza dello storico dell' arte e dell' architettura, che ha dedicato decenni alla docenza universitaria, propone linee di metodo per una nuova dimensione dell' insegnamento e dell' apprendimento. Sfogliando le pagine del libro questi temi affiorano con chiarezza. E vengono trattati in maniera comprensibile, anche si tratta di riflessioni complesse. Ecco delineata un' altra caratteristica del volume. Emerge in altri termini l' idea di una disciplina che sappia dialogare con storia e letteratura. Non una storia di capolavori e di maestri, ma una conoscenza approfondita che sappia avvicinare i giovani al nostro immenso patrimonio di oggetti d' arte, musei, città e paesaggi. Un patrimonio invidiato in tutto il mondo, eppure spesso minacciato dall' abbandono, dall' incuria, dalla mano stessa dell' uomo, come raccontano le cronache di tutti i giorni. Ecco, dunque, "Perché insegnare la storia dell' arte". Ecco il senso della riflessione di De Seta. Si tratta di uscire da una situazione paradossale, che vede l' insegnamento della storia dell' arte privo di qualsiasi rapporto con la concretezza di un inestimabile patrimonio nazionale; e questo mentre l' arte è diventata una delle merci più richieste dai consumatori di turismo che si aggirano per il pianeta.
Ma l' assunto fondamentale del libro, ripreso in quarta di copertina, è che «difendere i paesaggi reali dipinti da Piero della Francesca è importante quanto difendere le sue tele; educare i giovani a intendere l' uno e l' altro è assicurare che quel paesaggio e quel dipinto costituiscano un' eredità di bellezza da trasmettere alle future generazioni». Il capitolo che più piace, e che bisognerebbe rendere obbligatorio ai tanti professori di questa bistrattata materia, è quello nel quale si richiama la "doccia scozzese".

- MARIO FRANCO
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/04/05/perche-insegnare-la-storia-dell-arte.html
"... e chiovi" di Flavia VIZZARI - ediz. del Poggio * AGGIUNGI AL CARRELLO
delegata Regione Sicilia
Onlus Mecenate
......
Sito Personale : http://artevizzari.altervista.org
Re: Perchè insegnare la Storia dell'Arte
In mancanza di altro, si potrebbe anche, e forse con maggior profitto, pensare alla TV, con un programma fisso e continuo, per insegnare la Storia dell'Arte.
Con la TV digitale, poi, ci si potrebbe soffermare nei dipinti e le opere.
Con la TV digitale, poi, ci si potrebbe soffermare nei dipinti e le opere.
Gualtiero Giovanni Canu
......
Sito Personale : http://xoomer.alice.it/gualtierino/
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