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La musicalità della poesia

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La musicalità della poesia

Messaggio  Flavia Vizzari il Ven 8 Feb 2008 - 7:12

Elementi metrici e stilistici nella musicalità della poesia novecentesca

È evidente che le proprietà costitutive del metro (ciò che distingue per contrasto la poesia da tutte le altre forme di comunicazione verbale) e del ritmo sono tracce di una disposizione originaria della poesia per quella tradizione poetico-musicale mediolatina dalla quale derivano le forme principali della versificazione romanza, i cui nomi (sonetto, ballata, etc.) sono già tutte metafore di ordine musicale.................. La «musica della poesia» è, infatti, il luogo in cui la poesia tocca e si nutre del linguaggio parlato, del ritmo naturale dell’idioma. .......................................
Le pratiche novecentesche del verso libero e, in musica, del metodo dodecafonico, di là da un possibile (ma non obbligato) predicato comune di atonalità, pongono questioni di non immediata soluzione. Sullo sfondo poi, conviene sempre tenere a mente l’idea di Gianfranco Contini di un ritmo poetico come fattore che riguarda l’insieme, lo schema mentale dell’enunciato, il valore specifico (anche grammaticale) di una parte del discorso rispetto alle altre e, infine, la realizzazione timbrica della parola.....................

.............. L’acustica, la realizzazione, l’esecuzione di una certa frase nel canto e nella lettura del testo poetico può, d’altra parte, far passare un testo da un fondamento isosillabico scritto ad un anisosillabismo dell’esecuzione. E questo i poeti, soprattutto i grandi poeti, da Dante a Petrarca, da Leopardi a Montale, lo sapevano benissimo: anche nel momento in cui scrivono un metro chiuso, obbligato, per rime incatenate e così via, tutti giocano continuamente su questo anisosillabismo dell’esecuzione. Certo, l’eguaglianza di tempo metrico (attraverso la ripetizione regolata di unità equivalenti) e tempo musicale è di ordine funzionale: al livello esecutivo, infatti, la temporalità delle lingue naturali e artificiali che costituiscono il codice poetico risponde a criteri differenziati rispetto a quella oggettiva del metronomo su cui si basa la notazione musicale. In metrica, ad esempio, siamo soliti usare il concetto di sillaba come una sorta di assoluto: giochiamo sul fatto che le sillabe, convenzionalmente, hanno una durata uguale ed omogenea, mentre in realtà non è affatto vero. Nel gioco delle sillabe bisogna considerare che contano non soltanto le vocali, che sono ricettive dell’accento o della mancanza di accento, ma anche le consonanti e i nessi consonantici, che producono profondi effetti ritmici: l’effetto allitterativo, così, è anche un effetto ritmico e non solo una figura retorica. Dobbiamo abituarci insomma a ripensare questi fenomeni come fenomeni onnicomprensivi nel produrre il senso globale di una poesia e non come fatti separati da etichette di diverso tipo. ....................................... Da qualunque angolazione si voglia definire la questione, riaffiora, tanto nel campo poetico quanto in quello musicale, il problema dell’esecuzione di uno spartito testuale. Giovanni Giudici ha scritto che, al pari di uno spartito, anche il testo poetico richiede un’esecuzione il cui strumento è la voce umana: sia pure una voce del silenzio, una voce interiore, educata a tener conto di tutte le sue note e a evidenziarne il valore e i valori.1 Certo, l’esecuzione di uno spartito linguistico richiede semplicemente la disponibilità di una voce (non importa se solo interiore o dispiegata), degli strumenti umani della fonazione e di una competenza linguistica nativa o acquisita. Un’ulteriore mediazione, quella degli esecutori e dei loro strumenti impegnati in una performance pubblica o registrati e replicati da strumenti meccanico-elettronici di riproduzione del suono, è richiesta invece dallo spartito musicale......................Bisogna considerare che i poeti versiliberisti di oggi (talora oscuri, certo, e in qualche caso anche gratuitamente) sono abituati a una diffusione materiale della loro voce poetica attraverso l’esecuzione pubblica dei loro versi. Ad ognuno di noi, cioè, è capitato di non vedersi recepire dal pubblico un libro o libretto, mentre magari si è ritrovato davanti ad una sala o una piazza piena di gente che ascoltava la sua poesia. E si trattava forse anche di persone che non avevano mai letto uno solo dei suoi testi. Anche la poesia versiliberista, dunque, deve tener conto di una necessità di esecuzione, e tra i poeti contemporanei ci sono poeti che sanno porgere benissimo i propri versi: poeti che sanno costruire una fascinazione anche partendo da testi difficili o di difficile comprensione. E poeti, invece, che imitano malamente gli attori, che leggono malissimo i propri testi e che quindi, a volte, stendono un velo pietoso su testi di un certo valore. Ecco, anche questa oggi è una condizione di ambiguità sociologica relativa al ruolo del poeta, una condizione che meriterebbe una riflessione più approfondita.....................


di Alberto Bertoni : http://www.argonline.it/territori/territorio_uno/bertoni_musicalita.html
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Re: La musicalità della poesia

Messaggio  Flavia Vizzari il Ven 8 Feb 2008 - 7:24

Leggendo questo scritto di Alberto Bertoni (al link è per esteso), il quale riporta uno dei miei pensieri, mi chiedo come si possa in casi di concorsi di poesia riuscire a dare una giusta valutazione Exclamation

Spesso, partecipando ad incontri di poesia, ho potuto notare e constatare la diversità di approccio a determinate liriche in base ai diversi modi di lettura Exclamation

Ci sono poeti che leggendo loro stessi le loro poesie, riescono a suscitare delle emozioni particolari, invece magari la stessa poesia letta da un attore con un anisosillabismo dell’esecuzione differente, diventa spenta e poco comunicativa...

Vi è mai capitato di notare ciò?...

Se questo è vero, come possono dei giudici di Premi di poesia, rendersi conto della giusta musicalità di una lirica di un poeta versoliberista?.......

Forse si dovrebbero istituire Premi di poesia "alla Sanremo" con declamazione dei rispettivi autori?.....Ma se il testo poetico diviene un tutt'uno con l'autore stesso, non ne diminuisce, venendo a mancare la giusta esecuzione di lettura, in qualità artistico-poetica?......

Cosa ne pensate?
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Re: La musicalità della poesia

Messaggio  Alfonso Chiaromonte il Ven 8 Feb 2008 - 18:10

Flavia Vizzari ha scritto:Leggendo questo scritto di Alberto Bertoni (al link è per esteso), il quale riporta uno dei miei pensieri, mi chiedo come si possa in casi di concorsi di poesia riuscire a dare una giusta valutazione Exclamation

Spesso, partecipando ad incontri di poesia, ho potuto notare e constatare la diversità di approccio a determinate liriche in base ai diversi modi di lettura Exclamation

Ci sono poeti che leggendo loro stessi le loro poesie, riescono a suscitare delle emozioni particolari, invece magari la stessa poesia letta da un attore con un anisosillabismo dell’esecuzione differente, diventa spenta e poco comunicativa...

Vi è mai capitato di notare ciò?...

Se questo è vero, come possono dei giudici di Premi di poesia, rendersi conto della giusta musicalità di una lirica di un poeta versoliberista?.......

Forse si dovrebbero istituire Premi di poesia "alla Sanremo" con declamazione dei rispettivi autori?.....Ma se il testo poetico diviene un tutt'uno con l'autore stesso, non ne diminuisce, venendo a mancare la giusta esecuzione di lettura, in qualità artistico-poetica?......

Cosa ne pensate?




La poesia è il linguaggio del cuore e serve ad esprimere tutto ciò che scaturisce dal sentimento e dell'immaginazione.
Nel passato il linguaggio poetico era particolare: si dovevano scegliere termini non comuni, ma poetici, consacrati dall'uso dei grandi poeti; oggi, invece, tutte le parole entrano in poesia.
Inoltre, mentre nel passato, dal Trecento fino alla fine dell'Ottocento, il poeta obbediva alle leggi della metrica, oggi si è ampiamente diffuso il metro libero, cioè sciolti dai legami delle strofe e della rima, fatto di versi consecutivi di varia misura e in numero indeterminato, obbediente solo all'ispirazione del poeta.

Ecco un esempio di componimento in metro libero:

Vicolo
di S. Quasimodo

Mi richiama talvolta la tua voce
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch'erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.
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Re: La musicalità della poesia

Messaggio  curti tiziana il Gio 28 Ago 2008 - 9:13

Alfonso Chiaromonte ha scritto:
Flavia Vizzari ha scritto:Leggendo questo scritto di Alberto Bertoni (al link è per esteso), il quale riporta uno dei miei pensieri, mi chiedo come si possa in casi di concorsi di poesia riuscire a dare una giusta valutazione Exclamation

Spesso, partecipando ad incontri di poesia, ho potuto notare e constatare la diversità di approccio a determinate liriche in base ai diversi modi di lettura Exclamation

Ci sono poeti che leggendo loro stessi le loro poesie, riescono a suscitare delle emozioni particolari, invece magari la stessa poesia letta da un attore con un anisosillabismo dell’esecuzione differente, diventa spenta e poco comunicativa...

Vi è mai capitato di notare ciò?...

Se questo è vero, come possono dei giudici di Premi di poesia, rendersi conto della giusta musicalità di una lirica di un poeta versoliberista?.......

Forse si dovrebbero istituire Premi di poesia "alla Sanremo" con declamazione dei rispettivi autori?.....Ma se il testo poetico diviene un tutt'uno con l'autore stesso, non ne diminuisce, venendo a mancare la giusta esecuzione di lettura, in qualità artistico-poetica?......

Cosa ne pensate?




La poesia è il linguaggio del cuore e serve ad esprimere tutto ciò che scaturisce dal sentimento e dell'immaginazione.
Nel passato il linguaggio poetico era particolare: si dovevano scegliere termini non comuni, ma poetici, consacrati dall'uso dei grandi poeti; oggi, invece, tutte le parole entrano in poesia.
Inoltre, mentre nel passato, dal Trecento fino alla fine dell'Ottocento, il poeta obbediva alle leggi della metrica, oggi si è ampiamente diffuso il metro libero, cioè sciolti dai legami delle strofe e della rima, fatto di versi consecutivi di varia misura e in numero indeterminato, obbediente solo all'ispirazione del poeta.

Ecco un esempio di componimento in metro libero:

Vicolo
di S. Quasimodo

Mi richiama talvolta la tua voce
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch'erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.

quello che lei dice sig.Chiaromonte è vero solo in parte perchè se è senza discussione che la poesia deve seguire gli impulsi del cuore non è altrettanto vero che la metrica limiti ciò ,infatti la poesia da lei citata ad esempio di Salvatore Quasimodo (tra l'altro molto bella ) non è in versi liberi ,ma bensì in VERSI SCIOLTI infatti si tratta di un perfetto polimetro fatto di endecasillabi ,settenari , novenari ,anzi le faccio anche l'analisi verso verso se vuole
1° verso mi chiama talvolta la tua voce , endecasillabo con accento di sesta ,decima
2° verso -e non so .... novenario accenti di terz,sesta ottava
3°verso -mi si svegliano.. settenario accento terza sesta
ecc.ecc. sono quindi tutti versi che si servono ampiamente e perfettamente della forma metrica , la modernità sta nel linguaggio e nell' aver scelto di non usare la rima troppo pesantemente , se lei va a controllare la produzione letterario dei grandi poeti vedrà che tutti conoscono molto bene metrica e rima e sanno quando e dove usarla perchè è solo la forma che dà alla lirica la perfetta musicalità . Se mi permette le posto qui una mia lirica che senza pretesa cerca di dimostrare quanto le ho appena detto ,non mi sento un grande della poesia , sono solo una grandissima appassionata che ama la poesia senza dimenticare che sono nata in questo secolo , e il mio linguaggio appartiene a questa generazione , a lei il giudizio finale , grazie dell sua attenzione Tiziana Curti

FRECCIA VERSO IL CIELO

Incredibile luce
di questo giorno gelido , invernale
un'aria trasparente mi traduce
un tempo di confini oltre il giardino.
Oggi un sole regale
sparge nel giallo verde del mattino
casualmente luminose perle
schegge di luce,scampoli di specchi
e scheletriti stecchi.

Un vento di scirocco
mi ha modellato un sangue di tempesta
minimizzando nuvole in un biocco.
Amo la vita e corro all'infinito
non resto alla finestra.
Vivo sempre in fuga dall'ordito
ma ho sogni di bambina dentro al cuore
e il petalo d'un fiore

sulle labbra posato,
Ricerco tenerezza e una canzone
che porti via l'amaro del passato.
Ancora un'emozione
mi passerà vicino ora che affido
al vento dolce della primavera
nastrini colorati ed origami,
da appendere sui rami
d'un albero alto,freccia verso il cielo.

Tiziana Curti 08/2007
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Re: La musicalità della poesia

Messaggio  Alfonso Chiaromonte il Sab 6 Set 2008 - 22:08

Gentile sig.ra Tiziana Curti, solo da qualche giorno sono rientrato dalle vacanze. Ho letto il suo intervento nel forum.
Dico subito che mi congratulo con Lei per la sua lirica. Complimenti.
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Re: La musicalità della poesia

Messaggio  curti tiziana il Sab 6 Set 2008 - 22:32

Alfonso Chiaromonte ha scritto:Gentile sig.ra Tiziana Curti, solo da qualche giorno sono rientrato dalle vacanze. Ho letto il suo intervento nel forum.
Dico subito che mi congratulo con Lei per la sua lirica. Complimenti.

la ringrazio dei complimenti .io volevo solo dimostrarle che le parole del linguaggio corrente sono perfette con la metrica classica , quella poesia che ho postato ,penso che lei abbia riconosciuto il metro usato , comunque è scritta con lo schema di Canzone Petrarchesca , pur essendo un tipo di metro classico non mi sembra che perda di spontaneità ,non le sembra? Il problema non è tanto nel modo in cui si porge la poesia ma nei contenuti e nel suono, se non c'è scansione metrica precisa non c'è melodia ,così come per la musica, e pensi che io non so suonare e nemmeno cantare però la poesia suona e canta dentro di me . Bisogna solo avere quel tanto di umiltà nel voler imparare i percorsi e gli strumenti che fanno di unemozione una poesia. Per ringraziarla della sua attenzione le regalo un'altra mia composizione , questa volta ancora più classica ,un sonetto .
GENERALMENTE NON SCRIVO SONETTI , DICO SPESSO CHE QUESTA FORMA MI STA STRETTA , MI LMITA IL NUMERO DEI VERSI . PERò QUESTO MI PIACE è STATO SCRITTO DOPO MOLTE CORREZIONI , CANCELLATURE , FOGLI STROPICCIATI E SPIEGAZZATI ,FINO AD ARRIVARE AL PENSIERO DEFINITO. SPERO PIACCIA ANCHE A VOI .


CARPE DIEM

Tu non chiedere quale sorte avremo,
non tentare le carte o la fortuna,
se dove e a quale sbocco sortiremo
nella luce di Giove o della Luna.

Meglio se fiduciosi aspetteremo
quel che sarà, la nuvola sia bruna
o bianca non importa,parleremo
del vento che attraversa la laguna.

Lo spazio è breve,il tempo avido vola,
non ci è dato sapere in quale inverno
sarà l'ultimo gelo sulla vetta.

Cogli l'attimo, il giorno non aspetta
il magico momento non è eterno
ed è il domani incerta banderuola

Tiziana Curti 19/05/2008
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Re: La musicalità della poesia

Messaggio  Antonino Magrì il Dom 7 Set 2008 - 4:34

Tiziana ha scritto:

la poesia da lei citata ad esempio di Salvatore Quasimodo (tra l'altro molto bella ) non è in versi liberi ,ma bensì in VERSI SCIOLTI infatti si tratta di un perfetto polimetro fatto di endecasillabi ,settenari , novenari ...


Ciao, Tiziana; concordo su quasi tutto quello che dici, tranne sulla frase sopra citata. Il "verso sciolto" si chiama così perché non è soggetto alla rima, ma, a differenza del "verso libero", è soggetto a tutte le altre regole strutturali della metrica; un esempio ce lo pone il grande Vincenzo Monti nella sua traduzione dell'Iliade di Omero:

Cantami, o Diva, del Pelìde Achille
l'ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco
generose travolse alme d'eroi,
e di cani e d'augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l'alto consiglio s'adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de' prodi Atride e il divo Achille.

Quasimodo cominciò nella sua ricerca spezzando i versi e proseguì conservando, grazie alla sua grande conoscenza della metrica tradizionale, la musicalità propria della poesia, e lo fece adoperando un sistema (come tu giustamente dici) polimetro; la poesia "Vicolo" prima citata ne è un esempio.
Un esempio di come lui abbia spezzato i versi lo abbiamo nella sua lirica più famosa: "Ed è subito sera":

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Apparentemente sembrerebbe un polimetro fatto rispettivamente da un dodecasillabo al primo verso, novenario al secondo e settenario al terzo, in realtà se la ricomponiamo salta fuori che sono tutti perfetti senari:

Ognuno sta solo
sul cuor della terra
trafitto da un raggio
di sole: ed è subito (sdrucciolo)
sera.

Queste sono le basi di quello che sarà poi chiamato "verso libero", che comunque Quasimodo basò su un sistema di polimetri, sistema che Ungaretti portò, pur conservandolo, all'estremo limite e che man mano altri abbandonarono. Fu proprio a causa di questo abbandono che oggi ci ritroviamo in una vera e propria babele della poesia, dove ormai tutti si considerano poeti pur non avendo la minima conoscenza delle regole che per secoli hanno governato, affinandola, l'arte di fare poesia. Oggi i "poeti" proliferano come i funghi, perché molti credono che basta esprimere un pensiero e metterlo in colonna per creare un'opera (o perlomeno una composizione) poetica.




Antonino Magrì

 .......

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Re: La musicalità della poesia

Messaggio  curti tiziana il Dom 7 Set 2008 - 9:40

Antonino Magrì ha scritto:Tiziana ha scritto:

la poesia da lei citata ad esempio di Salvatore Quasimodo (tra l'altro molto bella ) non è in versi liberi ,ma bensì in VERSI SCIOLTI infatti si tratta di un perfetto polimetro fatto di endecasillabi ,settenari , novenari ...


Ciao, Tiziana; concordo su quasi tutto quello che dici, tranne sulla frase sopra citata. Il "verso sciolto" si chiama così perché non è soggetto alla rima, ma, a differenza del "verso libero", è soggetto a tutte le altre regole strutturali della metrica; un esempio ce lo pone il grande Vincenzo Monti nella sua traduzione dell'Iliade di Omero:

Cantami, o Diva, del Pelìde Achille
l'ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco
generose travolse alme d'eroi,
e di cani e d'augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l'alto consiglio s'adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de' prodi Atride e il divo Achille.

Quasimodo cominciò nella sua ricerca spezzando i versi e proseguì conservando, grazie alla sua grande conoscenza della metrica tradizionale, la musicalità propria della poesia, e lo fece adoperando un sistema (come tu giustamente dici) polimetro; la poesia "Vicolo" prima citata ne è un esempio.
Un esempio di come lui abbia spezzato i versi lo abbiamo nella sua lirica più famosa: "Ed è subito sera":

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Apparentemente sembrerebbe un polimetro fatto rispettivamente da un dodecasillabo al primo verso, novenario al secondo e settenario al terzo, in realtà se la ricomponiamo salta fuori che sono tutti perfetti senari:

Ognuno sta solo
sul cuor della terra
trafitto da un raggio
di sole: ed è subito (sdrucciolo)
sera.

Queste sono le basi di quello che sarà poi chiamato "verso libero", che comunque Quasimodo basò su un sistema di polimetri, sistema che Ungaretti portò, pur conservandolo, all'estremo limite e che man mano altri abbandonarono. Fu proprio a causa di questo abbandono che oggi ci ritroviamo in una vera e propria babele della poesia, dove ormai tutti si considerano poeti pur non avendo la minima conoscenza delle regole che per secoli hanno governato, affinandola, l'arte di fare poesia. Oggi i "poeti" proliferano come i funghi, perché molti credono che basta esprimere un pensiero e metterlo in colonna per creare un'opera (o perlomeno una composizione) poetica.

Sono pienamente in sintonia con quello che dice ,troppi oggi pretendono di fare poesia senza conoscere regole ,senza avere l'umiltà di vedere che un pensiero non si può chiamare poesia nemmeno se è pieno di dolcezza. Purtroppo la massificazione e il livellamento culturale hanno impoverito molto la cultura, nel mio blog http://tizianacurti.spaces.live.com ho postato questa domanda COS'E' LA POESI le risposte sono state sorprendenti una tra le più azzeccate questa >fare poesia senza conoscere la metrica è come suonare senza conoscere la musica > mi sembra calzi a pennello , certamente ogni tanto nasce un genio ma è cosa rara . Approposito del suo commento sulla poesia IL SOGNO che mi sembra le sia piaciuta postata nel settore poesia in italiano, spiego che studiaa con una forma metrica particolare ,si chiama "specchio lirico" studiata da un mio carissimo amico poeta Massimi Pinzuti è quasi una stanza di canzone però ribaltata con un verso centrale che fa da cerniera segondo questo schema <aBCA aDEF fGh G iGl LMNo OPQo> come vede offre molta libertà dati i numerosi versi senza l'obbligo di rima ma la musicalità è molto accentuata e originale
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Re: La musicalità della poesia

Messaggio  Flavia Vizzari il Gio 25 Feb 2010 - 22:08

Flavia Vizzari ha scritto:Leggendo questo scritto di Alberto Bertoni (al link è per esteso), il quale riporta uno dei miei pensieri, mi chiedo come si possa in casi di concorsi di poesia riuscire a dare una giusta valutazione Exclamation

Spesso, partecipando ad incontri di poesia, ho potuto notare e constatare la diversità di approccio a determinate liriche in base ai diversi modi di lettura Exclamation

Ci sono poeti che leggendo loro stessi le loro poesie, riescono a suscitare delle emozioni particolari, invece magari la stessa poesia letta da un attore con un anisosillabismo dell’esecuzione differente, diventa spenta e poco comunicativa...

Vi è mai capitato di notare ciò?...

Se questo è vero, come possono dei giudici di Premi di poesia, rendersi conto della giusta musicalità di una lirica di un poeta versoliberista?.......

Forse si dovrebbero istituire Premi di poesia "alla Sanremo" con declamazione dei rispettivi autori?.....Ma se il testo poetico diviene un tutt'uno con l'autore stesso, non ne diminuisce, venendo a mancare la giusta esecuzione di lettura, in qualità artistico-poetica?......

Cosa ne pensate?


Dopo le belle digressioni anche sui versi liberi e sciolti ... vorrei riproporre i miei interrogativi ...
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