Voglio parlare della nuova drammaturgia, che sta cambiando il volto del teatro nonostente ancora sopravvivano isole felici di spettacoli che ormai non trovano più rispondenza nella realtà politica, sociale e culturale della nostra vita.
Le famose tre unità aristoteliche di tempo, spezio e azione potevano andar bene un tempo, quando la società era ordinata e organizzata da pochi gruppi di potere, cui non sfuggiva nulla nella macchina creata per controllare la vita. Oggi il solo fatto che cominciano ad emergere nuovi mondi e nuove forze economiche e politiche in tutto il mondo, significa che tale controllo comincia a sfuggire. E come avviene a livello planetario avviene a tutti i livelli. Così la nuova drammaturgia riesce a creare spettacoli che dicono molto senza essere tediati dal controllo di una razionalità sterile. Paragono la nuova drammaturgia a una cellula con un nucleo centrale in cui confluiscono raggi che giungono, anche disordinatamente, da varie parti per confluire in un finale coerente, che riprende tutti gli argomenti che, qua e la nel testo, sembravano scoordinati.