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Salvatore Camilleri da SANGU PAZZU a GNURA PUISIA - parte 2

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marco scalabrino
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MessaggioOggetto: Salvatore Camilleri da SANGU PAZZU a GNURA PUISIA - parte 2   Mer Apr 02, 2008 7:11 pm

POETI SICILIANI D’OGGI <fu il libro - asserisce in seguito lo stesso Camilleri, in prefazione a POETI SICILIANI CONTEMPORANEI del 1979 - che mise definitivamente una pietra sul passato. Le idee si erano fatta strada, avevano raggiunto i poeti in ogni angolo della Sicilia, anche i più solitari, i meno propensi a mutar pelle, e li avevano costretti a ragionare; e così, nell’ansia polemica del rinnovamento, all’eccessivo sperimentalismo formale e al gusto funambolico dei più avanzati seguì l’abbandono dell’ottava e del sonetto, divenuti solo strumenti propedeutici; a un più deciso lavoro sulla parola e sulla metrica seguì, da parte anche dei più retrivi, il rifiuto dei moduli tradizionali. Da questo travaglio, dai più avanzati che volevano romperla totalmente con il passato, ai moderati che volevano innestare le nuove idee nell’albero della tradizione, nacque la poesia siciliana moderna, anche grazie alla conoscenza che i più ebbero del simbolismo francese e dell’ermetismo italiano.>
Le due sillogi, che ebbero al tempo eco nazionale (il poeta e critico romagnolo Giuseppe Valentini sulla rivista IL BELLI - fascicolo n° 2, luglio 1955 - scrisse: <Il dialetto siciliano fa pensare, delicato e ricco com’è, al frusciar di una mano giovane su di un arcaico velluto> e una recensione a cura di Paolo Messina apparve in data 21 Maggio 1955 su IL CONTEMPORANEO di Roma) e tuttora sono ben note agli appassionati, sono state antesignane del Rinnovamento della Poesia Dialettale Siciliana.
Il Rinnovamento della Poesia Siciliana - la stagione allora segnata dal movimento di giovani poeti dialettali palermitani e catanesi - fu rinnovamento fondato sui testi e non sugli oziosi proclami, sugli esiti artistici individuali e non su qualche manifesto; ha spazzato via la ridondanza dell’aggettivazione, l’oleografia dei vezzeggiativi, la sclerosi della tradizione.

E - direte voi - Salvatore Camilleri?
Egli, reo come del resto Mario Gori a quel tempo di non vivere più in Sicilia, non figura in nessuna delle due antologie: né la palermitana POESIA DIALETTALE DI SICILIA né la catanese POETI SICILIANI D’OGGI.
Ma scorriamo gli avvenimenti più qualificanti di quegli anni, premettendo quanto egli ci rammenta:
1. il Siciliano, con la poesia alla corte di Federico II, è stato determinante per la nascita della poesia italiana;
2. il Siciliano è stato lingua ufficiale per oltre due secoli (il XIII e il XIV);
3. il Siciliano è stato strumento letterario di poesia e di prosa: nella seconda metà del sec. XV diede vita alle Ottave o Canzuni, nel sec. XVIII a un autentico poeta come Giovanni Meli e nel XIX secolo a Nino Martoglio, ad Alessio Di Giovanni, al Premio Nobel Luigi Pirandello;
e per inciso considerando che in Sicilia già dal Cinquecento operavano due Università: quella di Catania e quella di Messina; che nel 1543 il siracusano Claudio Mario Arezzo propose di istituire il siciliano come lingua nazionale; che a sostegno della dignità del dialetto sovvengono la presenza di Vocabolari, di testi di Ortografia, di Grammatica, di Critica, eccetera.
Nel 1952 Salvatore Camilleri si trasferisce a Vicenza, per insegnarvi. Ma prima, nel 1948, pubblica una Antologia del sonetto siciliano (con una premessa rappresentata da un “Disegno storico della poesia siciliana”, di cui Paolo Messina in seguito dirà <prezioso, specie per chi si era spinto oltre i confini sorvegliatissimi della tradizione>) e inizia a tradurre i classici e pubblicare, sul quotidiano catanese Il corriere di Sicilia, articoli sui poeti siciliani del Cinquecento e del Seicento.
Nel 1955 Carmelo Molino pubblica Curaddi e Giuseppe Mazzola Barreca Scuma di mari.
Nel 1957 Antonino Cremona pubblica Occhi antichi.
Nel 1958 Salvatore Di Pietro pubblica Muddichi di suli.
Nel 1959 Gianni Varvaro pubblica Terra viva.
Nel 1959 Salvatore Camilleri pubblica sul Po’ t’ù cuntu! svariati articoli sulla poesia siciliana dei secoli passati e recensisce una cinquantina di poeti contemporanei, fra i quali G. Mazzola Barreca, C. Molino e G. Varvaro.
Nel 1962 Salvatore Camilleri rientra a Catania.
Nel 1965 Salvatore Camilleri e Mario Gori, i cui contatti nel frattempo si erano rinsaldati, pubblicano la Rivista Sciara, cui collaborano, tra gli altri, Leonardo Sciascia, Giuseppe Zagarrio, Giorgio Piccitto, Nino Pino e Santo Calì.
Nel 1966 Salvatore Camilleri pubblica, per conto dell’Editore Santo Calì, Ritornu e nel medesimo anno Sangu pazzu, ove la lingua <non è catanese, né palermitana, ma rappresenta la koiné regionale, determinata dalla sola legge del gusto; l’ortografia è quella tradizionale liberata dalle incoerenze, legata alla etimologia latina, ma non sorda al rinnovamento linguistico>.
Nel 1971è la volta di La barunissa di Carini.
Il volume I di ANTIGRUPPO 73 (ispirato e realizzato da Nat Scammacca e Santo Calì, coadiuvati da Vincenzo Di Maria), riporta otto testi in dialetto di Salvatore Camilleri, tra i quali QUATTRU CÒPPULI, CUDDUREDDA, RAGIUNERI, e il suo commento: <Le otto poesie di questa antologia non sono che l’introduzione a un canto corale d’amore per la mia terra, una specie di canto generale il cui protagonista sarà l’anima siciliana espressa da tutti gli elementi che la compongono.>
Nel 1975 Alfredo Danese decide di fondare e pubblicare il periodico ARTE E FOLKLORE DI SICILIA, sulle cui pagine Salvatore Camilleri - che vi collabora sin dall’esordio - darà fondo alla sua vocazione di letterato con decine e decine di saggi e interventi critici.
Nel 1976 Salvatore Camilleri pubblica Ortografia siciliana <di cui quest’opera vuole rappresentare la prima presa di coscienza. Scrivendola, ho pensato – dichiara nelle brevi note che corredano il volumetto – soprattutto ai poeti siciliani, i veri e interessati fruitori di essa.>
Nel 1979 Salvatore Camilleri dà alle stampe Luna Catanisa. <Non c’è risoluzione dei problemi formali senza risoluzione all’interno della coscienza, non c’è versante espressivo senza versante umano, non c’è arte senza vita. La poesia nasce sempre nell’ambito della sua dimensione storica, esistenziale e umana, non mai dall’esercizio fine a se stesso, dal nulla>.
Nel 1979 Salvatore Camilleri cura l’antologia “Poeti siciliani contemporanei”.
Nel 1982 Pietro Tamburello pubblica Li me’ palori.
Nel 1983 Enzo D’Agata pubblica Làcimi a focu lentu.
Nel medesimo 1983 Salvatore Camilleri pubblica 70 POESIE, Federico Garcia Lorca nel siciliano di S. C. <Nessuno procede da solo né nella vita, né per i sentieri della poesia; né mai poeta ha percorso la sua strada senza avere a fianco altri compagni di viaggio, altri poeti, senza ricevere e senza dare a quelli che vengono dopo>.
Nel 1985 Paolo Messina pubblica Rosa fresca aulentissima.
Nel 1986 Carmelo Lauretta pubblica La casa di tutti.
Nel 1989, a cura di Salvatore Camilleri, viene stampato il MANIFESTO DELLA NUOVA POESIA SICILIANA, che raccoglie i saggi e interventi critici pubblicati nel corso degli anni sul periodico ARTE E FOLKLORE DI SICILIA. Tra essi assai intriganti: Il Simbolismo, Sentir Siciliano, Langue et Parole, L’Espansione Denotativa, Poesia e Magia, Non siamo dialettali!, Il correlativo oggettivo. <Questo libro, in fotocopie, di saggi e poesie che hanno visto la luce negli ultimi quarantacinque anni, vuole avere, pur nella modesta area di diffusione, molti destinatari, che si spera non siano soltanto fruitori, ma soprattutto diffusori di idee.>
Nel 1998 Salvatore Camilleri pubblica Il Ventaglio – Vocabolario Italiano-Siciliano. <Nel 1944, quando iniziai a scrivere in siciliano, sentii subito la mancanza di un vocabolario. Quelli che trovai, non più in commercio, ma in biblioteche pubbliche, erano vecchi di quasi un secolo, e praticamente inutili, in quanto si trattava di vocabolari siciliano-italiani. Mancava il vocabolario che mi occorreva, come mancava a coloro che scrivevano per il teatro, agli attori dialettali, agli studenti, ai moltissimi appassionati del dialetto: mancava un vocabolario italiano-siciliano, cioè uno strumento capace di aiutarmi concretamente tutte le volte che non mi veniva in mente il corrispondente siciliano di un vocabolo italiano.>
Nel 2001 Salvatore Camilleri pubblica Lirici greci in versi siciliani (Archiloco, Mimnermo, Stesicoro, Alceo, Anacreonte, Simonide, Callimaco, Teocrito ed altri). <Traduco perché le mie traduzioni, come i miei versi, possano far parte della cultura siciliana. E’ stato un esercizio propedeutico fondamentale: mi ha aiutato a fare i conti, ancora una volta, con la versificazione, e ad averne ragione, e ciò nelle situazioni più difficili, quali sono quelle che si presentano a chi traduce; mi ha permesso di misurarmi con i poeti che traducevo, e che innalzavano, mettendomi in sintonia con la loro intelligenza poetica, i miei livelli di ispirazione; e infine ha favorito, dopo tante esperienze, la creazione di un mio linguaggio poetico, il linguaggio delle mie opere.>
Ha peraltro tradotto e/o adattato in versi siciliani: L’Odissea di Omero (Musa, pàrrami tu di dd’omu, mastru / di tutti li spirtizzi, chi gran tempu /…), L’Eneide di Virgilio, Le Argonautiche di Apollonio Rodio, De Rerum Natura di Lucrezio e ancora poeti lirici spagnoli e francesi, Ibn Hamdìs, Muhammad Iqbàl e gli Arabi di Sicilia.
Tra le ultime opere pubblicate: “Saffo e Catullo – poeti d’amore” e “La Grammatica siciliana”.
Ragguardevole, inoltre, l’opera cui forse più egli tiene: la STORIA DELLA POESIA SICILIANA, in trenta volumi, di cui taluni già pubblicati.
Sul numero di Luglio-Agosto 2001 di ARTE E FOLKLORE DI SICILIA, in memoria di Pietro Tamburello, Salvatore Camilleri appunta: <Due volumi di poesie - Li me’ palori, del 1982 e in Rosi di ventu, del 1998 - nel complesso poco più di mille versi, pochi rispetto a quelli composti durante tutta una vita dedicata alla poesia siciliana. Non si può parlare, quindi, della produzione del poeta, ma di una scelta. Pietro Tamburello è un poeta ben degno di essere studiato, in profondità, lungo gli itinerari che l’hanno portato alla sue cose migliori. Dico per lui ciò che ho detto per Mario Gori e per Santo Calì: Approfondiamone l’opera con impegno e amore.>
Sulla stessa linea Paolo Messina, nella introduzione al volume DOVE PASSA IL SIMETO di Aldo Grienti, ribadisce: <Qualcuno (uno storico della nostra letteratura) prima o poi dovrà pure far piena luce anche su quella nuova ouverture siciliana.>
Mi sento di condividere appieno gli auspici appena espressi anche, evidentemente, in relazione all’opera di Paolo Messina e di Salvatore Camilleri.

Gnura Puisia, con le sue <piogge autunnali>, rappresenta oggi l’ultimo capitolo di questa grande storia, la summa di tutto il suo lavoro, il compimento di tutto il suo amore verso la poesia siciliana, il raggiungimento di un sogno che ha costituito tutta la sua vita. <Quasi un ventennio di riflessioni, soste, incontri, avanzamenti, in armonia con la condizione esistenziale di chi sa di non potersi abbandonare totalmente all’eresia, lo status ideale del poeta, creatore per eccellenza, quindi innovatore, trasgressore, ed anche - nei limiti - programmatore. Il cerchio non si chiude, ma tende a chiudersi. Le conquiste formali precedenti, con pochi aggiustamenti, rimangono le conquiste di sempre, divengono le colonne del tempio; il contenuto, pure attraverso gli assalti della sofferenza, continua sulle tracce iniziali: ‘n-cerca di puisia, ‘n-cerca d’amuri pi canciari lu munnu a sumigghianza di lu me cori.>


Trazzeri stritti e sempri fora manu
li mei spiranzi, scarpi di camosciu
pari ca sungu fermu e nveci curru
mentri la vita mia si va scusennu.

Di tutti l’anni mei, patruna, amica,
lu ventu sona tutti li cianciani,
c’è na musica nova nta li cosi
e qualchi vota ci arrobbu un sicretu:

la luna avi l’occhi abbuscicati
li lacrimi si ficiru di vitru
nta lu cori li venti s’accapìddanu.

Cala la negghia supra li paroli
e s’allicca la lingua nta li scogghi.
Comu pozzu ju sulu libirarla?


Marco Scalabrino
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