Il Forum della Lingua siciliana
Forum delle lingue dialettali, letteratura, poesia ed Arte.
Indicehttp://i30.servimg.com/u/f30/11/83/20/05/home110.gifFAQCercaRegistrareConnessione
Inviare un nuovo argomento   Rispondere all’argomento
 

PIETRO TAMBURELLO parte 1

Vedere l’argomento precedente Vedere l’argomento seguente Andare in basso 
AutoreMessaggio
marco scalabrino
capurrais
capurrais



Registrato il : 26/12/07
Messaggi : 16
Località : Trapani

MessaggioOggetto: PIETRO TAMBURELLO parte 1   Dom Giu 01, 2008 8:57 am

PIETRO TAMBURELLO

ROSI DI VENTU … LI ME’ PALORI

Il 20 Giugno 2001, si è spento a Palermo - dove era nato nel 1910 - Pietro Tamburello.
<Pietro Tamburello - scrive Salvatore Di Marco nel numero di Luglio-Agosto 1998 di ARTE E FOLKLORE DI SICILIA, edito in Catania (Alfredo Danese direttore) - la cui storia di poeta comincia negli anni Venti del Secolo, esattamente nel 1926 con la nascita a Palermo di quel notissimo e controverso foglio dialettale che fu il PO’ T’Ù CUNTU … nonostante avesse avuto un ruolo determinante tra i protagonisti della nuova poesia siciliana (se nel 1929 era stato il segretario generale dell’Accademia di Poesia Siciliana “G. Meli” presieduta da Giuseppe Ganci Battaglia, nel 1945 sarà il referente di Federico Di Maria nell’ambito della Società Scrittori e Artisti - il vero animatore di quel gruppo sottolineò Salvatore Camilleri nel numero di Gennaio-Febbraio 1993 della medesima rivista - e poi fonderà il gruppo “Alessio Di Giovanni” e ancora nel 1956 sarà il direttore di ARIU DI SICILIA) pubblicò poco e tardi in volume i suoi versi dialettali. Sono tantissime le poesie di questo Autore palermitano apparse sul PO’ T’Ù CUNTU tra il 1926 e il 1933 (anno in cui il periodico interruppe le pubblicazioni per riprenderle dal 1952 al 1972) e in altri fogli dell’epoca. Ma il periodo in cui Pietro Tamburello portò a piena maturità espressiva la propria poesia nei temi e nella forma e nel linguaggio tocca gli anni Quaranta e Cinquanta.>
Nel 1957 Pietro Tamburello è tra gli autori presenti nella Antologia POETI SICILIANI D’OGGI, Reina Editore in Catania, a cura di Aldo Grienti e Carmelo Molino. L’antologia, con introduzione e note critiche di Antonio Corsaro, raccoglie, in rigoroso ordine alfabetico, una esigua quanto significativa selezione dei testi di diciassette Autori: Ugo Ammannato, Saro Bottino, Ignazio Buttitta, Miano Conti, Antonino Cremona, Salvatore Di Marco, Salvatore Di Pietro, Girolamo Ferlito, Aldo Grienti, Paolo Messina, Carmelo Molino, Stefania Montalbano, Nino Orsini, Ildebrando Patamia, Pietro Tamburello, Francesco Vaccaielli e Gianni Varvaro. Ma già prima - nel 1955 - quando a Palermo, a cura del Gruppo Alessio Di Giovanni, con la prefazione di Giovanni Vaccarella, vide luce l’Antologia POESIA DIALETTALE DI SICILIA, Pietro Tamburello è tra i protagonisti assieme con: Ugo Ammannato, Ignazio Buttitta, Miano Conti, Aldo Grienti, Paolo Messina, Carmelo Molino, Nino Orsini ed altri.
Le due sillogi, che all’epoca ebbero vasta eco e ancora oggi sono ben note, testimoniano il primo atto di quel processo - iniziato attorno al dopoguerra e invero mai del tutto compiuto - che fu il RINNOVAMENTO DELLA POESIA DIALETTALE SICILIANA.
<Oggi la poesia dialettale - scrive tra l’altro Giovanni Vaccarella nella prefazione a POESIA DIALETTALE DI SICILIA - è poesia di cose e non di parole, è poesia universale e non regionalistica, è poesia di consistenza e non di evanescenza. Lontana dal canto spiegato e dalla rimeria patetica, guadagna in scavazione interiore quel che perde in effusione. Le parole mancano di esteriore dolcezza e non sono ricercate né preziose: niente miele e tutta pietra. Il lettore di questa poesia è pregato di credere che nei veri poeti la oscurità non è speculazione, ma risultato di un processo di pene espressive, che porta con sé il segreto peso dello sforzo contro il facile, contro l’ovvio. Perché la poesia non è fatta soltanto di spontaneità e di immediatezza, ma di disciplina. La più autentica poesia dei nostri giorni è scritta in una lingua che parte dallo stato primordiale del dialetto per scrostarsi degli orpelli e della patina che i secoli hanno accomunato, per sletteralizzarsi e assumere quella condizione di nudità, che è la sigla dei grandi.>
<I dialettali - afferma Antonio Corsaro, in prefazione a POETI SICILIANI D’OGGI - non sono mai stati estranei alle vicende della cultura nazionale, anche se disuguale è il loro piano di risonanza. Non c’è dubbio, nell’ambito di una lingua, per dire, ufficiale, che assorbe e trasmette tutte le vibrazioni di un’epoca, il dialetto si presenta come una fuga regionale. Ma in un periodo come il nostro che nella poesia ha versato gli stati d’animo, l’essenza umbratile e segreta dello spirito attraverso un linguaggio puro da ogni intenzione oratoria, i poeti dialettali si trovano nella identica situazione dei loro compagni in lingua, senza che neppure la difficoltà del mezzo espressivo costituisca ormai una ragione valida di isolamento. Tanto più che i nostri lirici in dialetto sono già arrivati a un tal segno di purezza e a una tale esperienza tecnica da non avere nulla da perdere nel confronto con i lirici in lingua. Anzi, in un certo senso, i dialettali ne vengono avvantaggiati per l’uso che possono fare di una lingua meno logora, attingendola alle sorgenti che l’usura letteraria suole meglio rispettare.>
Nel 1959 - a due anni dalla pubblicazione - nel saggio dal titolo “Alla ricerca del linguaggio”, Salvatore Camilleri definisce l’Antologia POETI SICILIANI D’OGGI “antesignana” del rinnovamento della poesia siciliana e considera: <Si cerca di restituire alla parola una sua originaria verginità fatta di senso e di suono, di colore e di disegno, ricca di polivalenze. E’ una continua ricerca di esperienze formali, in cui l’analogia gioca la parte principale nel creare situazioni liriche e contatti tra evidenze lontanissime. Il fatto strano, fuori dalla logica progressione delle cose, è che la rivolta è nata di colpo, sulle esperienze altrui (italiana, francese, etc.) e non sull’esperienza siciliana.>
POETI SICILIANI D’OGGI <fu il libro - asserisce in seguito Salvatore Camilleri, in prefazione a POETI SICILIANI CONTEMPORANEI del 1979 - che mise definitivamente una pietra sul passato. Le idee si erano fatta strada, avevano raggiunto i poeti in ogni angolo della Sicilia, anche i più solitari, i meno propensi a mutar pelle, e li avevano costretti a ragionare; e così, nell’ansia polemica del rinnovamento, all’eccessivo sperimentalismo formale e al gusto funambolico dei più avanzati seguì l’abbandono dell’ottava e del sonetto, divenuti solo strumenti propedeutici; a un più deciso lavoro sulla parola e sulla metrica seguì, da parte anche dei più retrivi, il rifiuto dei moduli tradizionali. Da questo travaglio, dai più avanzati che volevano romperla totalmente con il passato, ai moderati che volevano innestare le nuove idee nell’albero della tradizione, nacque la poesia siciliana moderna, anche grazie alla conoscenza che i più ebbero del simbolismo francese e dell’ermetismo italiano.>
<Abbiamo la data dell’inizio del movimento rinnovatore - ce la segnala Paolo Messina nel suo pezzo in ricordo di Aldo Grienti, pubblicato nel Febbraio 1988 a Palermo, sul numero ZERO di quello che fu l’effimero ritorno ad opera di Salvatore Di Marco del PO’ T’Ù CUNTU - quella del Primo raduno di poesia siciliana svoltosi a Catania il 27 Ottobre 1945.>
E in “La nuova scuola poetica siciliana”, prefazione del suo volume POESIE SICILIANE (Palermo 1985), ancora Paolo Messina così ricorda: <Nel 1946, alla scomparsa di Alessio Di Giovanni, quel primo nucleo di poeti, che già comprendeva le voci più impegnate dell’Isola, prese il nome del Maestro e si denominò appunto Gruppo Alessio Di Giovanni.>
Ma procediamo con ordine.
Nella prima delle due antologie menzionate, POETI SICILIANI D’OGGI, Pietro Tamburello è presente con quattro componimenti: HAJU ‘NA CICALA, LI CIAULI, LA BANNILORA e FUNTANA. Quattro testi, se da un canto, sono pochi per esprimere compiutamente un parere, d’altro canto, sono comunque sufficienti a ravvisare - questo è il nostro caso - l’impronta del poeta.
Antonio Corsaro nella nota critica in prefazione a POETI SICILIANI D’OGGI, nei riguardi di Pietro Tamburello, così si pronuncia: <Pietro Tamburello ha un dominio sicuro dei propri mezzi, si libra sulla realtà divina delle cose, romanticamente, e ne trasmette il fervore, l’ardore, attraverso un lirismo consapevole e vissuto nel bisogno di dare all’uomo un aiuto che supera, per l’assoluta ragione dell’insufficienza umana, i limiti terrestri. Nello specchio della sua emozione si riflettono le più vive ansie dell’anima e rimandano a un certo, arcano splendore. Sensibilissimo è il suo verso all’inalienabile fondo religioso dell’essere. C’è ancora in Tamburello la coscienza di ciò che rappresenta per il poeta il mistero della parola chiusa nel cuore, della parola essenziale in una pronunzia netta e lucente, simile alla corrente di un fiume che leviga le pietre e le fa splendere.>
Lirismo - di cui seguiranno adesso alcuni stralci – realizzato da Pietro Tamburello con termini, espressioni, situazioni del tutto siciliani; lirismo che coniuga compiutamente una forma autenticamente originale, innovativa e uno spirito genuinamente siciliano:
Haju ‘na cicala nchiusa ni lu pettu … lu so rispiru è nchiusu / sutta li pinnulara di la notti, / e nun c’è nuddu mancu ca lu sapi / chiddu ca si passa / cu ‘na cicala nchiusa ni lu pettu -
lu celu / sbalanca lu so pettu senza funnu / supra li nastri bianchi di li strati -
Dintra lu pettu si gnunìa lu cori / e l’ariu è fermu / comu siddu lu tempu / s’avissi misu ‘mpintu ad aspittari. -
Mi vogghiu fari l’ali di palumma / e jiriminni ‘ncelu / a sentiri sunari / li cincianeddi d’oru di la notti.
In una postilla alla poesia FUNTANA di Pietro Tamburello, il poeta e critico romagnolo Giuseppe Valentini sulla rivista <IL BELLI> (fascicolo n° 2, luglio 1955) così diceva: <Il dialetto siciliano fa pensare, delicato e ricco com’è, al frusciar di una mano giovane su di un arcaico velluto>.
E Paolo Messina, in un articolo apparso il 21 Maggio 1955 sul periodico culturale IL CONTEMPORANEO di Roma ebbe a scrivere: <La poetica di Pietro Tamburello è caratterizzata da una volontà di resistere alla realtà tridimensionale delle attuali esperienze ed esaurisce nel dialetto le tendenze vicine e lontane del simbolismo romantico … e si identifica col fenomeno di decomposizione di una certa cultura verso una base più larga dalla quale riceverà un nuovo vigore ascensionale.>
Un linguaggio, quello di Pietro Tamburello, permeato di strutture analogiche e metaforiche e di pregevoli invenzioni: il cielo che si spalanca immenso sul mondo, il tempo che rimane immobile ad aspettare, il volo nei sonagli d’oro della notte; una realizzazione individuale del sistema linguistico che va dunque percepito, “inghiottito”, metabolizzato. Ma riferiamo ulteriori testimonianze circa l’opera di Pietro Tamburello.
Il GIORNALE DI POESIA SICILIANA, nel numero di Settembre 1988, riporta il pezzo di Salvatore Di Marco: UNA OCCASIONE MANCATA. <L’8 di agosto del 1952 rivedeva la luce in Palermo il noto periodico di poesia dialettale siciliana PO’ T’Ù CUNTU dopo ben diciotto anni di assenza. Intanto erano scomparsi i prestigiosi collaboratori dell’anteguerra che negli anni Trenta avevano dato lustro al PO’ T’Ù CUNTU: parlo di poeti e scrittori come Luigi Natoli, Alessio Di Giovanni, Vincenzo De Simone, Vito Mercadante, Vanni Pucci. Sicché si ha l’impressione malinconica, rileggendo oggi i vecchi fascicoli del 1952, che la direzione del PO’ T’Ù CUNTU non si fosse resa ben conto delle laceranti trasformazioni che, rispetto agli anni Trenta, erano intervenute nel tessuto sociale dell’isola a modificare anche il quadro complessivo delle vocazioni letterarie. E ciò pure nell’ambito della poesia siciliana. Questa situazione non piacque ad un gruppo - certo il più inquieto a quel tempo - di collaboratori del PO’ T’Ù CUNTU. Si trattava di Ugo Ammannato, di Pietro Tamburello e di qualche altro che già aveva scritto sul quel giornale dal 1927 in poi. Ma anche di giovani come Paolo Messina. Infatti, accanto a Federico De Maria nel 1945, essi avevano rilanciato la poesia dialettale siciliana attraverso affollati incontri con il vasto pubblico nell’Aula Gialla del Teatro Politeama di Palermo. E nei poeti che vi partecipavano, da Miano Conti a Nino Orsini, da Tamburello ad Ammannato, si era diffuso sin da allora il rifiuto della vecchia poesia dialettale e un bisogno ancora indistinto di cambiamento. Questi incontri indetti dalla Società Scrittori e Artisti di cui Federico De Maria era il presidente, e organizzati da Ammannato e Tamburello, furono chiamati - per suggerimento di quest’ultimo - Ariu di Sicilia. Allorquando nel 1953 quel gruppo di poeti riunito da comuni idealità di rinnovamento letterario e culturale - ancora non pronto a chiamarsi definitivamente Gruppo Alessio Di Giovanni come avverrà invece successivamente - constatata l’impossibilità di condurre in Sicilia un discorso di poesia nuova attraverso le pagine del PO’ T’Ù CUNTU, e pensò quindi di darsi un proprio foglio di proposta e di battaglia letteraria, Pietro Tamburello volle chiamarlo appunto ARIU DI SICILIA. ARIU DI SICILIA fu fondato nel 1954 da Pietro Tamburello che ne assunse la redazione. Era un foglio di quattro pagine, che usciva ogni mese e che durò esattamente da Marzo a Ottobre di quell’anno. Visse il suo breve tempo in povertà di mezzi finanziari e fu un semplice inserto del PO’ T’Ù CUNTU. Nell’editoriale del primo numero Pietro Tamburello aveva annunciato i seguenti tre obiettivi:
1) promuovere una nuova fioritura di studi intorno alla letteratura siciliana,
2) rinnovare la tradizione alla luce delle ultime esigenze estetiche,
3) sottoporre a revisione critica le opere degli scrittori delle generazioni passate.
I testi letterari pubblicati furono in tutto 115 di 41 autori. Tra questi c’erano tutti i poeti che si riconosceranno quanto prima nel Gruppo Alessio Di Giovanni. Parlo di Ugo Ammannato, Miano Conti, Aldo Grienti, Paolo Messina, Carmelo Molino, Pietro Tamburello e Gianni Varvaro. Meno costanti nella collaborazione ma presenti: Ignazio Buttitta, Salvatore Di Pietro, Nino Orsini, Elvezio Petix.>
Paolo Messina in Appunto per Pietro Tamburello, pubblicato sul numero Settembre-Ottobre 1983 di ARTE E FOLKLORE DI SICILIA, annota: <L’esperienza del Gruppo Alessio Di Giovanni (di cui Pietro Tamburello fu uno dei fondatori) doveva lasciare una traccia incancellabile nella storia della nostra letteratura. Pietro Tamburello ci proponeva lo studio degli autori stranieri che avevano dato origine a tutti gli <ismi> contemporanei e che possedeva in vecchie edizioni. Ricordo che era suo il primo esemplare delle FLEURS DU MAL (di Charles Baudelaire) che ebbi tra le mani. Altra svolta legata all’esperienza del Gruppo Alessio Di Giovanni fu la nozione dell’impegno che non ammette alcuna dipendenza politica, ma punta direttamente sull’uomo e sulla lotta dell’uomo per uscire da una condizione disumana. Qui la poesia di Tamburello si fa epica ed accorata insieme. Si avvicina nuovamente ai modi popolari, poiché si rivolge al popolo, ma restando libera nella sua misura. Tamburello ha il dono di suscitare una vasta zona di silenzio intorno al suo discorso poetico, di modo che l’oggetto che ci presenta rimane come sospeso in quest’aura magica dove nessun’altra voce interferisce e ne confonde la visione (per usare un termine dei formalisti)>.
Marco Scalabrino
Tornare in alto Andare in basso

PIETRO TAMBURELLO parte 1

Vedere l’argomento precedente Vedere l’argomento seguente Tornare in alto 
Pagina 1 su1

Permesso del forum:Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum
Il Forum della Lingua siciliana :: Le Delegazioni Siciliane A.N.PO.S.DI. :: Delegazione di Trapani A.N.PO.S.DI.-
Inviare un nuovo argomento   Rispondere all’argomento